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Priolo e Milazzo, la Fiom chiede al Governo chiarezza su chi controlla le raffinerie siciliane

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Dopo il confronto avviato dall’esecutivo con il sistema economico e finanziario kuwaitiano, il sindacato dei metalmeccanici di Cgil chiede un tavolo nazionale e un piano industriale integrato per i due poli siciliani, con garanzie su investimenti, approvvigionamenti e occupazione

Il confronto avviato dal Governo con il sistema economico e finanziario kuwaitiano pone, secondo la Fiom Sicilia, una questione decisiva per il futuro industriale dell’Isola. La presenza di Kuwait Petroleum, attraverso Q8, nella raffineria di Milazzo e il coinvolgimento di Q8 e di Eni nel progetto della nuova bioraffineria di Priolo delineano infatti una connessione tra i due principali poli siciliani della raffinazione e della trasformazione energetica.

“Non basta sapere chi possiede le raffinerie: bisogna sapere chi controlla gli approvvigionamenti, chi commercializza i prodotti e quali garanzie vengono offerte ai lavoratori”, afferma il sindacato, che chiede al Governo di chiarire il ruolo di Q8, Eni, Ludoil e Trafigura.

Per la Fiom “questa prospettiva deve diventare l’occasione per costruire una strategia industriale regionale e nazionale. Priolo e Milazzo non possono essere considerati due siti separati né semplici infrastrutture a disposizione dei grandi gruppi energetici internazionali: rappresentano un patrimonio produttivo fondamentale per il Paese e per migliaia di lavoratori diretti e dell’indotto”. Se il Governo discute di nuovi investimenti con fondi sovrani e operatori internazionali, osserva il sindacato, deve chiarire quali progetti saranno realizzati in Sicilia, quali filiere potranno svilupparsi e quanta occupazione stabile e qualificata sarà generata. La Sicilia, aggiunge, non può limitarsi a mettere a disposizione infrastrutture, territori e competenze per scelte decise altrove, ma deve partecipare alle decisioni e beneficiare delle ricadute produttive e occupazionali.

La nuova bioraffineria annunciata a Priolo da Eni, con le prospettive legate alla produzione di biocarburanti, dovrebbe a giudizio della FIOM rappresentare un’opportunità per sviluppare nuove competenze, valorizzare il lavoro metalmeccanico e rafforzare l’occupazione. Lo stesso principio, sostiene il sindacato, deve valere per gli investimenti e la continuità produttiva della raffineria di Milazzo.

Il nodo più rilevante, secondo la Fiom Cgil, riguarda però il controllo effettivo della raffinazione siciliana. Se Priolo e Milazzo sono considerate infrastrutture strategiche per la sicurezza energetica nazionale, occorre capire quale autonomia industriale e commerciale abbiano realmente gli stabilimenti: chi decide gli investimenti, chi sceglie quali prodotti acquistare, chi stabilisce le condizioni di approvvigionamento, chi commercializza i prodotti raffinati e quale quota della produzione sia destinata al mercato italiano.

Per quanto riguarda Isab, il nuovo assetto proprietario legato a Ludoil rende urgente, per il sindacato, chiarire il ruolo di Trafigura nei rapporti di approvvigionamento e commercializzazione e verificare quali vincoli possano incidere sull’autonomia industriale della raffineria e sugli investimenti annunciati. Questioni analoghe vanno affrontate per Milazzo, tenendo conto del diverso assetto societario e del ruolo di Eni e Kuwait Petroleum.

“La strategicità nazionale non può essere soltanto una dichiarazione”, sottolinea la Fiom, secondo cui devono corrispondere garanzie concrete sulla continuità produttiva, sulla disponibilità delle produzioni per il mercato italiano e sulla capacità del Paese di tutelare i propri approvvigionamenti energetici nel percorso di transizione.

Per questo il sindacato dei metalmeccanici della Cgil siciliana chiede l’apertura di un confronto nazionale con il Governo, la Regione, le società interessate e le organizzazioni sindacali, per definire un piano industriale integrato Priolo–Milazzo che renda trasparenti investimenti, cronoprogrammi, rapporti industriali e commerciali e ricadute occupazionali.

“Occorre dimostrare che questa strategicità produce investimenti, autonomia industriale, sicurezza degli approvvigionamenti e lavoro stabile”, conclude la Fiom Sicilia, ribadendo che le due raffinerie devono essere protagoniste della politica energetica nazionale e della transizione, non semplici piattaforme produttive al servizio di decisioni prese altrove.

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