Francesco Alfieri (Confcommercio): “In autunno a Siracusa si rischia un’ecatombe, ma dalla politica e dal governo nazionale il disinteresse è totale”
L’allarme lo hanno lanciato tutte le organizzazioni di categoria: i rincari dovuti all’aumento incontrollato dei costi energetici stanno mettendo in ginocchio le imprese. Confcommercio Sicilia ha fornito le terribili cifre relative alle previsioni per i prossimi mesi, che parlano di ben 6500 imprese a rischio chiusura. Il caro bollette non è più sostenibile, soprattutto per chi ha già dovuto fronteggiare le difficoltà del biennio precedente, segnato in maniera profonda dalla pandemia e da tutto ciò che ne è derivato a livello economico e sociale.
La situazione è già esplosa con l’arrivo delle prime bollette salatissime e, in autunno, con l’ulteriore incremento e senza un intervento forte e serio del governo nazionale, rischia di raggiungere livelli tragici. Confcommercio ha sollecitato più volte l’intervento delle istituzioni, senza ricevere alcuna risposta dal governo e dal ministro competente, in un momento nel quale la campagna elettorale assorbe le forze politiche, totalmente distratte e a corto di proposte concrete sul tema dei rincari e sulle possibili soluzioni. Non sono bastate nemmeno le proteste, come quella organizzata a Siracusa con le bollette affisse sulle vetrine delle attività commerciali, per distogliere la politica dalla bolgia elettorale e interessarsi in maniera efficace alla questione.
Il direttore generale di Confcommercio Siracusa, Francesco Alfieri, intervistato da SiracusaPress, fotografa in maniera puntuale la grave situazione nella nostra provincia: “Qui le cose vanno ancor peggio che a livello regionale. A Siracusa il commercio viveva già una condizione di grande instabilità a causa delle ultime crisi. Pertanto, i rincari dell’energia, in autunno, determineranno un’ecatombe, perché i commercianti, che si trovano già in una situazione difficile, non riusciranno a pagare le bollette che sono aumentate del 300%, e questo riguarderà non solo quelli energivori, ma anche i bar, i negozi di abbigliamento, ecc. Il rischio è che saranno costretti a chiudere. Se vorrà evitare questo scenario, il governo dovrà prendere provvedimenti immediati e diretti.
In che modo il governo dovrebbe intervenire?
Non con il credito di imposta, ma direttamente con sconto in bolletta, perché il credito di imposta presuppone un iter burocratico per recuperare questi soldi. Lo sconto serve in bolletta, riducendo la burocrazia, perché altrimenti i commercianti non avranno la possibilità di pagare, questo lo posso garantire.
A Siracusa, infatti, molti commercianti hanno organizzato una protesta, affiggendo le bollette salate sulle proprie vetrine…
Sì, l’abbiamo organizzata noi. Abbiamo deciso di mettere in vetrina le bollette, confrontando gli importi dell’anno scorso nello stesso mese e quelli di quest’anno. Per fare un esempio, un noto ristorante di viale Teocrito, nel 2021, aveva una bolletta di 4.000 euro, mentre quest’anno, nello stesso periodo, ne ha ricevuta una da 11.000 euro. Qualcosa che non è in alcun modo sostenibile.
Davanti a queste proteste e agli allarmi che avete lanciato, qualcuno ha risposto facendosi carico di questo problema? Perché in campagna elettorale se ne parla poco e male.
Nessuno. Noi abbiamo in Commissione parlamentare i nostri contatti, ma quello che posso dire è che, nonostante abbiamo sollecitato diversi incontri su questo tema, non ci ricevono per via delle elezioni. Quindi, oltre al danno la beffa. Peraltro, il problema è nazionale, non si può risolvere né a livello comunale, né provinciale, né tantomeno regionale, perché le direttive le deve dare il governo nazionale. Il nostro interlocutore è il governo. Per questo abbiamo chiesto diversi incontri al ministro, ma sono stati rifiutati perché stanno gestendo solo l’ordinaria amministrazione, dunque tutto è rinviato a dopo le elezioni. Una beffa.
Davanti a questa indifferenza generale da parte della politica, secondo Lei, con quale stato d’animo un commerciante in dificoltà si recherà a votare? Qual è la sensazione che si prova?
Di totale abbandono. Quello che la gente comune avverte, davanti a situazioni simili, è che la politica è autoreferenziale e pensa soltanto a mantenere il proprio potere, senza ascoltare le istanze delle persone. La mission di un politico dovrebbe essere quella di soddisfare i bisogni della comunità, invece nella realtà che stiamo vivendo oggi è quella di garantirsi il posto. La percezione che si ha è che tutte le azioni compiute dalla politica siano finalizzate a mantenere la propria posizione di potere. Questo crea enorme sfiducia, disaffezione. Ma sembra che alla politica ciò non importi. Il nostro centro studi ha elaborato un dato: oggi, un autonomo o un piccolo imprenditore o una partita Iva, su ogni fattura, paga il 72% tra tasse e contributi. Vorrei chiedere ai politici come dovrebbe fare un’impresa ad andare avanti con meno del 30% del fatturato.
Alla politica, o meglio al governo, avete chiesto nello specifico un tetto al prezzo del gas, che poi è quello che serve anche per tutelare le famiglie e i cittadini, anche loro alle prese con bollette carissime.
Sì, anche perché poi i privati cittadini sono i consumatori delle nostre aziende, quindi è un sistema nel quale dobbiamo salvarci tutti insieme nello stesso momento. Il punto è che il governo deve affrontare questa situazione nell’immediato, perché il problema diventerà ancora più grosso in autunno. Stiamo discutendo di cosa fare e siamo ancora nella fase intermedia, ma in autunno la situazione sarà drammatica. Chiuderanno tutti o nessuno pagherà le bollette. È un’emergenza che va affrontata subito.
La transizione energetica, anche nel lungo termine, potrebbe alleviare questo tipo di problemi in futuro?
Sì, potrebbe essere una soluzione se si pensa a un mix di rinnovabili. Inoltre c’è da cambiare qualcosa, perché quando il privato o il piccolo imprenditore vuole fare un investimento per fonti rinnovabili o per mettersi in una dimensione di risparmio energetico, ci sono troppi cavilli burocratici che lo scoraggiano. Bisogna semplificare le procedure, snellire la burocrazia.



