Amici, familiari e compagni di scuola per l’ultimo saluto al quindicenne vittima di un incidente stradale: “Il tuo ricordo vivrà in eterno”
Sguardi bassi, che si perdono nel vuoto di un silenzio che non conosce confini, se a morire è un ragazzo di appena 15 anni. Gli amici e i compagni di classe di Simon Piera si salutano tutti con un abbraccio dentro e fuori dalla chiesa del Sacro Cuore, dove si sono svolti i funerali del giovane deceduto lunedì in un incidente alla Pizzuta. Dentro quegli abbracci c’è il conforto reciproco, una carezza per l’altro, perchè a 15 anni non è facile nemmeno mostrare i sentimenti.
La chiesa è gremita, in ogni ordine di posto. Tanti che avrebbero voluto partecipare alla funzione sono costretti a restare fuori, ma non è un problema: l’importante è esserci, ascoltare, riflettere. Chi indossa gli occhiali da sole spera di non farsi tradire dalle emozioni. Gli altri, tantissimi, non riescono a trattenersi mentre le lacrime rigano il viso.
Simon non c’è più: i suoi amici, la sua famiglia, i suoi compagni di sport e di vita ci sono tutti. C’è chi ha scelto di non andare a scuola, in questo venerdì di autunno in cui il sole comunque riscalda. Non solo gli studenti del liceo Luigi Einaudi, frequentato dal quindicenne, ma anche quelli degli altri istituti. Qualcuno indossa la maglia bianca con la foto di Simon e la scritta “Il tuo ricordo vivrà in eterno”. Dentro la chiesa, nelle navate laterali, i lenzuoli bianchi scritti in blu contengono messaggi e speranze.
Alla fine della messa, lo spiazzale antistante la chiesa si riempie di colori: i fumogeni restituiscono il sapore acre di una riunione non voluta, i palloncini bianchi e azzurri accarezzano l’aria frizzante. Sono altri messaggi per Simon, da consegnare al cielo. E quando la bara bianca fa capolino fuori dalla chiesa, gli applausi la accompagnano nel cammino. Applausi e lacrime, dolore e rabbia. Ancora, e ancora, e ancora.
L’ultima immagine di una mattinata tutta sbagliata, in cui la città di Siracusa ha detto addio a un ragazzo di quindici anni, arriva dalla scalinata della chiesa. Un amico sale in sella alla moto di Simon – circondata da fiori bianchi – e romba per farsi sentire dai presenti, e non solo. Poi l’urlo finale: “Addio Simon”. Con tutto il cuore, col cuore a pezzi.







