Qualche anno fa sembrava fosse il “problema del secolo”. Intere trasmissioni, rubriche, articoli concentrati sui danni da consumo dell’olio di palma usato come ingrediente di prodotti industriali dolci, salati, conservati, freschi. La campagna mediatica ha funzionato, viene colta come leva di marketing dalle più grosse industrie alimentari italiane (e non solo) che la utilizzano per promuovere al meglio prodotti ormai imposti sul mercato, ma sotto una nuova veste, quella “senza olio di palma” quasi fossero trasformati in oro sugli scaffali. «Mamma mi compri questi biscotti per la colazione?» «Aspetta amore, prendiamo questi senza olio di palma così non ti fanno male e puoi mangiarne quanti ne vuoi».
Proviamo a rifare il punto della situazione. Abbiamo mai letto l’etichetta di biscotti tra i cui ingredienti compariva l’olio di palma e quelli “palma free?” Bene, pensate davvero che il problema alla salute potesse davvero derivare “solo” dal contenuto di olio di palma? A volte la confusione mediatica distorce davvero la percezione della realtà e offusca completamente il pensiero razionale.
Confermato che l’olio di palma fosse davvero presente in ogni preparazione industriale, confermato che il consumo quotidiano di numerosi alimenti che lo contenevano non fosse una passeggiata di salute soprattutto per i soggetti più giovani, confermato che la sua estrazione ponesse qualche problema di etica, proviamo a chiederci: da cosa è stato sostituito? E ancora, il resto degli ingredienti dei prodotti “incriminati” sono solo una ventata di salute? Azzarderei un severo no alla seconda domanda. Alla prima invece non è semplice rispondere perché si va dall’olio di girasole nei casi più eccellenti, e si passa poi all’olio di cocco, burro di karitè, olio di colza e oli vegetali generici.
È la dose che fa il veleno
Ci siamo chiesti se e quali di questi abbiano impatto negativo sula salute? La risposta è no, perché solo una piccola parte di consumatori è attento all’etichetta. Le quantità di zucchero, sale, sciroppi di varia natura (glucosio, fruttosio) passa inosservata? Vale sempre la regola che “è la dose che fa il veleno” e dunque ogni considerazione deve necessariamente essere correlata alle quantità di consumo. E’ il millennio del green, del bio, del salutistico, del plastic free.
Vogliamo soffermarci 30 secondi, al massimo 1 minuto su un’etichetta che è la carta di identità di un prodotto che ingeriremo e sarà trasformato dal nostro corpo? Sono convinta che in molti scopriranno un mondo nuovo cominciando a farlo. E scopriranno di ingerire ingredienti anche sconosciuti insieme al prodotto che amano e che consumano quotidianamente. La normativa alimentare europea senza dubbio è molto severa in termini di sicurezza alimentare, ma non può certo entrare nel merito delle scelte individuali. Per andare sul sicuro senza essere necessariamente esperti in materia, come scegliere un prodotto fra tanti? Pochi ingredienti e dai nomi conosciuti. Sulle quantità da consumare il consiglio è sempre quello di non eccedere, in ogni caso.






