Ciuccio, dito o nessuno dei due?

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[vc_row][vc_column][vc_text_separator title=”A cura di Oriana Faraci “][vc_column_text css_animation=”fadeInRight”]Il fenomeno del succhiamento del dito e del ciuccio ha molte sfaccettature ed è importante capire quando un’abitudine gratificante e consolatoria, si trasforma in un vizio preoccupante.

Il succhiamento è uno dei primi riflessi che si sviluppa alla nascita ed è fondamentale per la sopravvivenza e l’allattamento. Succhiando il bambino si nutre, prova una sensazione di benessere, di calma e di conforto. Tale meccanismo è stato associato da madre natura ad una serie di sensazioni piacevoli per il bambino. Infatti le ecografie spesso ci mostrano dei feti che succhiano il pollice nel grembo materno. Succhiare regala al bambino una piacevole sensazione di rassicurazione e conforto. Questo soprattutto in condizioni di stress, durante la notte o in momenti di distacco momentaneo dalla madre. Succhiare fa scaricare la tensione. È per il piccolo un antidoto alla paura e al senso di solitudine. Lo fa sentire sicuro e protetto.

Grazie al seno il bambino prova queste piacevoli sensazioni e si alimenta. Che di per se è un’altra gratificazione. La stessa cosa avviene anche con il biberon. In maniera meno naturale ed appagatoria. La spinta a succhiare non è però soddisfatta dal latte artificiale e in alcuni casi neppure dall’allattamento materno. Hanno succhiato abbastanza latte, ma non hanno succhiato abbastanza. Il piccolo, infatti, chiede il seno o il biberon per nutrirsi ma, anche e soprattutto, perché da esso riceve piacere. In molti casi il bambino ha necessità di calmarsi ed auto consolarsi indipendentemente dai momenti della poppata.

L’allattamento al seno è da preferire rispetto al biberon, perché induce uno stimolo più fisiologico sullo sviluppo delle funzioni orali: la mandibola protrude maggiormente, la lingua esercita una forza più intensa, le labbra sviluppano una maggiore tonicità. Il neonato riveste quindi un ruolo più “attivo” rispetto a quello assunto con l’utilizzo biberon, da cui il latte fuoriesce più facilmente, rallentando la fisiologica stimolazione della muscolatura periorale.

Anche il succhiamento del ciuccio è appagante e gratificante, ma dovrebbe essere dato solo quando l’allattamento al seno è consolidato, in modo da non interferire con un corretto apprendimento del riflesso nutritivo. D’altra parte, sembra che l’uso del ciuccio regolarizzi la respirazione ed il battito cardiaco e riduca eventuali rischi di apnea. E’ sterilizzabile tranquillamente in acqua bollente. Soprattutto non lascia danni al palato e ai denti se tolto in tempo debito. Oggi le raccomandazioni internazionali, pur variabili tra loro, tendono in prevalenza a indicare i tre anni come l’età oltre la quale non è consigliato continuare questo tipo di suzione.

Si può concederlo senza problemi perché l’appagamento psicologico che il piccolo ne trae succhiandolo è sicuramente positivo. Ci sono però dei comportamenti da evitare. Non intingete mai il succhiotto nel miele o nello zucchero: così potreste compromettere la salute dei suoi futuri dentini e favorire lo sviluppo delle carie. Inoltre potreste condizionare il gusto del bambino, educandolo ad apprezzare solo i sapori dolci. Un’abitudine che si dimostra subito negativa, perché il piccolo potrebbe rifiutare le normali poppate (al confronto “amare”). Inoltre più tardi, diventare un inguaribile goloso. Il ciuccio può trasformarsi in un pericoloso veicolo di germi se non si segue una attenta igiene. Non mettete voi in bocca il ciuccio per “lavarlo”. La vostra saliva non è sterile anzi, rischiate di trasmettere qualche infezione, soprattutto se siete raffreddati.[/vc_column_text][vc_single_image image=”7449″ img_size=”full” css_animation=”bounceIn”][vc_text_separator title=”La migliore alternativa al dito”][vc_column_text css_animation=”fadeInLeftBig”]L’uso precoce del ciuccio potrebbe evitare che il piccolo inizi a succhiarsi il dito pollice. In alcune fasi della vita il succhiamento del dito può essere anche considerato “normale” perché alcune statistiche parlano di un’incidenza che va dal 13% al 90%, con una prevalenza maggiore nelle bambine. A volte,  inizia dopo i primi mesi di vita, perché i gesti non sono ancora coordinati; solo dopo il terzo mese il neonato scopre le mani, riesce a portarle alla bocca… Infatti è molto facile che  scopra che uno dei piccoli piaceri della vita è a portata di “mano”, che soddisfa il suo bisogno di consolazione innato.

Ci sono dei bambini, che succhiano solo per addormentarsi, e quelli che lo fanno per tutta la notte, bambini che appoggiano semplicemente il dito o il ciuccio in bocca e quelli che voracemente lo trattengono ed è quasi impossibile sottrarglielo mentre dormono. Quelli che inseriscono solo una falange e quelli che premono con forza sul palato.

Ci sono situazioni scheletriche che possono amplificare le conseguenze negative, legate al protrarsi di questa abitudine. Ci sono bambini che iniziano a succhiare quando ancora devono nascere e quelli che cominciano a succhiare tardivamente, imitando un amico all’asilo: ognuno di questi casi ha implicazioni diverse![/vc_column_text][vc_text_separator title=”Quali sono gli effetti negativi del succhiamento del dito e del ciuccio?”][vc_single_image image=”7450″ img_size=”full” css_animation=”bounceIn”][vc_column_text]Il ciuccio ed il dito possono applicare sui denti delle forze, che, se protratte per un tempo prolungato, modellano le arcate e spostano i denti, allo stesso modo di un apparecchio ortodontico. Ecco quindi che gli incisivi superiori si possono spostare in fuori, quelli inferiori inclinarsi indietro e si può osservare tra i denti uno spazio che ha esattamente la forma e le dimensioni del ciuccio o del dito (morso aperto).

Se l’arcata superiore diventa molto stretta, soprattutto nella parte anteriore, assume una forma che non corrisponde più a quella dell’arcata inferiore che, per trovare una posizione di chiusura stabile, scivola di lato in modo deviato ed asimmetrico (morso incrociato).

Durante i primi anni di vita, la posizione della lingua cambia fisiologicamente. All’inizio spinge in avanti per garantire la suzione, ma successivamente, con l’avvento dei denti e l’acquisizione di una dieta più solida, durante la deglutizione, si posiziona verso l’alto in modo da permettere la chiusura dei denti e il sigillo delle labbra. Ma se i denti anteriori non chiudono, è la lingua che deve garantire il sigillo della bocca, continuando a mantenere una posizione bassa ed una spinta verso l’avanti. La deglutizione non è più fisiologica ma “atipica”. Si può quindi instaurare un circolo vizioso: quando non c’è il dito è la lingua che continua a spingere i denti in fuori, determinando un quadro di immaturità della muscolatura periorale.

Il vizio prolungato di succhiare il pollice, inoltre, può essere causa di infezioni al dito stesso. A causa dei microbi che attecchiscono in una zona di pelle ormai macerata e senza difese. Inoltre il bambino che succhia introduce facilmente aria nello stomaco con conseguente meteorismo e coliche addominali.

Succhiare il dito dopo i 4 anni è un motivo per iniziare a pensare all’ortodontista. Soprattutto se il bambino ha già una arcata superiore sporgente. Il pollice viene forzato contro la parte interna dei denti incisivi superiori causando un morso alterato e altre possibili malocclusioni dentali.[/vc_column_text][vc_text_separator title=”Quando allora iniziare a preoccuparsi?”][vc_column_text]Non tutti i casi sono uguali, poiché gli effetti del succhiamento del ciuccio e del dito rivestono diverse aree legate allo sviluppo psico-emotivo ed oro-facciale. Tali effetti dipendono da:

  • La frequenza del succhiamento
  • La durata
  • L’intensità
  • Il rapporto tra le arcate
  • La direzione ed il tipo di forza esercitata
  • Lo sviluppo psico-fisico del bambino

[/vc_column_text][vc_text_separator title=”Togliere il vizio”][vc_column_text css_animation=”fadeInLeftBig”]Il ciuccio è preferibile al dito anche perché molto più facile da togliere come vizio alla giusta età. Quando si inizierà a togliere il ciuccio ci saranno momenti di tensione. Ma il piccolo troverà molto più facilmente un altro metodo per rilassarsi. Spesso con un pupazzetto o una copertina. Con il dito è molto più difficile. È una parte del suo corpo. Non si può far sparire come il ciuccio. E mentre non si è mai visto un bambino alle medie con il ciuccio, si è visto uno che si succhia il dito.[/vc_column_text][vc_text_separator title=”Come intervenire?”][vc_column_text css_animation=”fadeInDownBig”]Innanzitutto non preoccuparsi troppo, la maggior parte delle volte, il bambino interrompe, in modo autonomo o con il sostegno dei genitori, il succhiamento del ciuccio attorno ai 3 anni e quello del dito attorno ai 4-5. Questo succede quando apprende altri metodi per calmarsi e gestire le proprie emozioni. In genere, a questa età, gli effetti negativi indotti a livello dentale, tendono ad autocorreggersi. Qualora il bambino continuasse a succhiare, l’ortodontista o una terza figura esterna alle dinamiche famigliari, può rivestire un ruolo importante.

Per cercare di eliminare questo vizio è del tutto inutile e dannoso intervenire imponendo con violenza al piccolo di smettere. Non farebbe che accrescere il suo bisogno di consolazione e la necessità di soddisfarlo soltanto attraverso se stesso.

Normalmente, quando il bambino inizia a frequentare la scuola, perde il vizio di succhiare il pollice spontaneamente. Perché, capita spesso, che venga preso in giro dai compagni. Ma, quando la decisione di smettere non è autonoma, deve essere sostenuta dai genitori, che possono essere di aiuto cercando innanzitutto di distrarre il piccolo con giochi ed attività che gli tengano impegnate le mani. Offrite voi delle alternative al succhiare. Per esempio: il dondolo, i massaggi, i giochi o il canto. Il bambino fin da subito viene a conoscere che ci sono altri modi per trovare conforto oltre al pollice. In seguito lui stesso cercherà alternative alla gratificazione orale. Fate in modo che tenga il pollice occupato soprattutto quando lui è annoiato. Quando vedete il pollice dirigersi alla bocca, distraetelo e reindirizzatelo in un’attività che mantiene entrambe le mani occupate. Aumentando pian piano gli intervalli di tempo in cui il piccolo non ha la possibilità di portare il dito alla bocca.

Un ottimo incentivo è poi quello di stabilire una serie di premi commisurati al raggiungimento degli obiettivi. Se il piccolo riesce a smettere per una settimana verrà premiato con un regalo. Se riesce a smettere per un intero mese il regalo sarà più grande. Attenzione però, i premi non dovranno consistere in denaro o giocattoli ma soltanto in ricompense morali. Come una passeggiata insieme nel suo parco preferito o tante coccole.

Cercate di sostituire l’attività consolatoria del succhiare il pollice anche con altri oggetti. Un orsacchiotto così grande che dovrà avvolgere le mani intorno ad esso. Mettetelo a letto con le mani occupate con un libro o un giocattolo, cantate ninne nanne e fate ascoltare della musica. Se si sveglia la notte lasciatelo giocare.

E’ importante inoltre evitare di intervenire proprio quando il bambino attraversa una fase di cambiamento e stress. Come per la nascita di un fratellino o per l’inserimento al nido o all’asilo.

In questi casi sarà necessario assecondare la sua necessità di succhiare e rimandare i tentativi a quando la soddisfazione del suo bisogno di consolazione sarà divenuta meno impellente. Magari durante le vacanze. Cercate di mantenere la vostra e la sua vita calma. In questo modo, anche se userà il pollice per aiutarsi a rilassare, imparerà che se l’ambiente familiare è rilassato il pollice non serve.[/vc_column_text][vc_text_separator title=”Addio anche al ciuccio”][vc_single_image image=”7452″ img_size=”full”][vc_column_text css_animation=”fadeInRight”]Anche il ciuccio va tolto entro i tre anni. Sebbene provochi danni minori rispetto al dito anche il ciuccio alla lunga crea disturbi ai denti e all’arcata dentaria.

Pianificate l’addio in un periodo in cui il bambino è calmo e spensierato, per esempio durante le vacanze. Consentite al bambino il succhiotto solo in casa. Poi restringete progressivamente i momenti in cui può usarlo. Fino ad ammettere il ciuccio solo per andare a dormire.

Preparatelo al cambiamento. Tre giorni possono essere sufficienti: i bambini si abituano meglio ai cambiamenti quando sono ben preparati all’idea. Usate le parole giuste, un tono calmo e rassicurante. Evitate espressioni colpevolizzanti e paragoni con altri bambini. Ditegli semplicemente: “Ora sei grande e pronto per lasciare il ciuccio”. Deve suonare come un’informazione di ciò che avverrà e non come l’annuncio di un evento. Anche per il ciuccio può essere utile associare il suo addio ad una ricompensa. Raccontategli che porterete il succhiotto di un centro di riciclo plastica e si trasformerà in un gioco nuovo. Un regalo per lui. Oppure raccontategli la storia della fatina dei ciucci.

Sulla falsariga della fatina dei dentini che porta un soldino per ogni dentino da latte, è sempre più in voga anche la magica sorella. La fatina dei ciucci, una creatura dolce e generosa come quelli dei denti.  Occorre appoggiare tutti i succhiotti con un bel fiocco colorato sul davanzale di una finestra (o sul balcone). Di notte arriverà la fatina che li porta via per consegnarli ai bimbi più piccoli che ne hanno davvero bisogno, lasciando, però, un regalino. Riuscirete così ad avvolgere questo passaggio in una dimensione magica e fiabesca. Provate e, ovviamente, modificate e arricchite la storia per renderla più affascinante ed efficace per il vostro bambino.[/vc_column_text][vc_single_image image=”7453″ img_size=”full” css_animation=”bounceIn”][vc_column_text css_animation=”fadeInUpBig”]La valutazione  dell’ortodontista e del logopedista permette di evidenziare eventuali anomalie, consentendo di intervenire precocemente nella risoluzione dei problemi. La collaborazione costante ed il confronto tra queste due figure professionali può risolvere le difficoltà in maniera più veloce, con alte percentuali di successo e con standard riabilitativi elevati.

L’ortodontista mette quindi il paziente al centro, identificando il problema dentale e le diverse implicazioni ad esso sottese, per scegliere insieme ai genitori la strategia migliore per ogni caso.

L’utilizzo di apparecchiature ortodontiche, quali griglie o archi palatali, deve essere preso in considerazione solo nei casi in cui le strategie precedenti falliscano. Non deve essere considerato un metodo coercitivo, ma un sostegno per togliere le interferenze che impediscono uno sviluppo armonico delle arcate dentali.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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