Oggi Edy Bandiera ha annunciato la sua candidatura “in solitaria”, supportato da tre liste civiche anche se una “curata” dall’UDC di Chimirri, in dissenso dalle scelte compiute fino ad oggi dalla coalizione di centrodestra.
Aver “imposto” Ferdinando Messina, con l’avallo del presidente Schifani e del fedelissimo coordinatore Marcello Caruso, ha provocato una reazione a catena che ha di fatto tolto una colonna del centrodestra in città, quella forzista legata a Bandiera. Ma ha provocato diversi mal di pancia anche in altri esponenti di spicco della politica, che a causa di questa scelta sono pronti a disertare la coalizione “naturale” per passare oltre, in direzione “civismo”.
L’approccio di Bandiera nell’annunciare la sua nuova discesa in campo è stato pacato, secondo suo stile, ma senza alcuna falsa modestia, alludendo all’esperienza e soprattutto alle competenze maturate in questi anni in città, a Palermo e nel rapporto con le istituzioni nazionali ed europee. “Competenze che un sindaco di una città importante come Siracusa non può non avere”, ha ribadito Bandiera.
Sandro Spadaro, coordinatore politico di questa nuova avventura elettorale dell’ex assessore regionale all’agricoltura, oggi a specifica domanda sull’autolesionismo del centrodestra, che rischia di presentarsi diviso alla sfida elettorale, risponde che il problema è stato soltanto di metodo applicato: “Hanno deciso che doveva indicare il candidato di Siracusa un deputato di Rosolini, legittimo per carità, ma per noi non accettabile“.
E la preoccupazione aumenta quando gli facciamo notare che tendenzialmente i cittadini, tra un sindaco uscente conosciuto e uno sfidante mai sentito, per istinto virerebbero sul primo: “è la pura verità – continua Spadaro – ma se a contendere lo scranno del Vermexio a Italia non fosse Messina bensì Bandiera, ne siamo certi, le cose sarebbero molto diverse“.
In chiusura, Edy Bandiera ha però teso una mano agli (ex?)alleati: nel ricordare che non ha voluto accettare alcuna compensazione, si è detto disponibile a continuare le interlocuzioni fino all’ultimo e addirittura a fare anche un passo indietro, “purché in favore di una candidatura strutturata quanto meno come se non più della nostra“.












