C’è un certo entusiasmo nel centrodestra dopo la visita di Renato Schifani, presidente della regione siciliana, arrivato a Siracusa per rinsaldare le fila di una coalizione flebile e poco stabile.
Non sono certamente i tempi di Titti Bufardeci, il sindaco del centrodestra, a cui tutti riconoscevano l’altissimo spessore culturale e politico, che diede valore aggiunto alla coalizione e che, se avesse accettato quest’ultima chiamata, avrebbe di certo risolto molte grane in quella compagine.
Ferdinando Messina non è un volto nuovo della politica siracusana, al contrario, ma è certamente lontano dall’empatia e dal “mainstream” di Bufardeci, conosciuto pure dalle pietre in città. Anzi, per usare un termine che un po’ lo fece arrabbiare nell’incontro pubblico di presentazione delle liste Insieme e Laboratorio Civico, non è forse il più “strutturato” dei competitors disponibili, ma certamente resta un candidato di tutto rispetto, tanto che oggi anche Vinciullo, seppur non con il solito entusiasmo, ne ha comunque sposato la candidatura.
Tuttava, se ad esprimere dubbi sulla tenuta personale del candidato, che per vincere al primo turno (cosa oggettivamente complicata) dovrebbe attirare da solo più voti delle liste associate, sono i suoi stessi alleati, allora qualche preoccupazione dalle parti del centrodestra è lecito averla.
Il riferimento è alle recenti dichiarazioni di Roberto Di Mauro che, come se fosse una cosa ovvia e normale, teme “il voto disgiunto” ai danni del candidato Messina.
Un’ammissione neanche tanto velata della debolezza del candidato? Potrebbe essere, ma se la cosa è così risaputa, tanto che il coordinatore di uno dei partiti della coalizione in teoria a suo sostegno non ne fa più alcun mistero, non è che il rischio è bruciare volutamente Ferdinando Messina, in una sorta di redivivo “effetto Reale” (da tutti dato per vincitore, ma poi sappiamo come è finita), sacrificandolo per frazionare l’elettorato e puntare poi decisi al secondo turno con un altro candidato? Certo non sarebbe un comportamento da elogiare, ma in politica, ormai lo sappiamo, non ci si può stupire di nulla.
Ancora 40 giorni circa di pazienza però e tutti i dubbi, come neve al sole, finalmente si scioglieranno…












