Numerosi studi (come quello condotto dal National Toxicology Program nel 2020) hanno attestato la pericolosità dei PFAS per la salute dell’uomo. Sappiamo che sono interferenti endocrini, cioè che alterano i processi ormonali all’interno dell’organismo (si confronti su questo lo studio condotto nel 2019 dall’Università di Oxford relativo agli effetti dei PFAS sul sistema endocrino) – con pesanti conseguenze sullo sviluppo, sul comportamento e sulla fertilità; favoriscono inoltre l’insorgenza di malattie della tiroide e del metabolismo (come obesità e diabete di tipo 2). Oltre a questo, sono considerate sostanze cancerogene, con un’influenza sull’insorgenza di patologie come il tumore ai reni o ai testicoli. Fra le conseguenze legate all’esposizione ai PFAS, infine, ci sono anche ipertensione, colite ulcerosa, colesterolo. In tutti questi casi, non si tratta di effetti immediati: molto spesso le malattie si manifestano anche dopo anni dall’esposizione a queste sostanze nocive.
L’acronimo sta per Perfluoroalkyl substances, ovvero sostanze perfluoroalchiliche: si tratta di molecole organiche caratterizzate dal fatto di avere la maggior parte degli atomi di idrogeno sostituiti da atomi di fluoro.
Come si legge nello studio condotto dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’: Il termine fa riferimento ad una famiglia di composti organici di sintesi costituiti da una catena alchilica lineare o ramificata, idrofobica di varia lunghezza (in genere da 4 a 16 unità di carbonio). […] La catena carboniosa può essere totalmente o parzialmente fluorurata: nel primo caso si parla di sostanze “perfluorurate” come, per esempio, l’acido perfluorottanoico (PFOA) e l’acido perfluoroottansolfonico (PFOS). Per quanto riguarda le molecole parzialmente fluorurate, queste sono denominate “polifluorurate”.
La presenza di numerosi legami carbonio-fluoro in queste sostanze conferisce loro conferisce particolari caratteristiche fisico-chimiche come la repellenza ad acqua e a grassi, la stabilità termica e la tensioattività che le rendono molto utili in un ampio campo di applicazioni industriali, nonché in tantissimi prodotti di uso quotidiano.
Purtroppo però, il loro impatto ambientale è tutt’altro che trascurabile: proprio grazie alla loro stabilità termica e chimica, PFOA e PFOS risultano essere chimicamente stabili nell’ambiente e resistenti ai tipici processi di degradazione, riuscendo a persistere nel suolo, nell’aria e nell’acqua anche per anni.
Ora lo troviamo anche nel ketchup, sì, quel comunissimo condimento, diffuso soprattutto tra giovani e giovanissimi.
Mamavation ha raccolto 12 marche di ketchup tra agosto e settembre del 2021 e ha inviato campioni di ognuna a un laboratorio certificato dall’EPA, che ha utilizzato la determinazione del fluoro totale, con un limite di rilevabilità pari a 10 parti per milione (ppm), al di sotto del quale sarebbe stato impossibile trovarlo. Nei casi in cui si sospettava che presenza delle sostanze nella plastica, il laboratorio ha analizzato anche questa, ma in nessuno dei casi ha trovato qui traccia di fluoro.
Le nostre scoperte hanno portato alcune cattive notizie – si legge sul sito – Oltre il 65% del ketchup acquistato in negozio che abbiamo testato ha prodotto livelli rilevabili di fluoro, il che indica possibili PFAS. Questa potenziale contaminazione nella produzione sembra essere diffusa nell’industria del ketchup. Suggeriamo vivamente a questi marchi di iniziare immediatamente a testare in modo indipendente il loro prodotto all’interno della confezione, identificando da dove provengono questi potenziali problemi e ripulire i loro prodotti e metodi di lavorazione.
Ecco i risultati, marca per marca.
NON BUONI
- Annie’s Organic Ketchup — 13 ppm
- FODY Ketchup — 13 ppm
- Hunt’s Ketchup — 12 ppm
- Organicville Made With Agave Nectar Ketchup – 15 ppm
- Primal Kitchen Organic & Unsweetened Ketchup — 15 ppm
- Sir Kensington’s Classic Ketchup — 18 ppm
- Trader Joe’s Ketchup — 11 ppm
- True Made Foods Veggie Ketchup — 16 ppm
MIGLIORI
- 365 Whole Foods Market Tomato Ketchup — <10 ppm
- Heinz Organic Certified Tomato Ketchup — <10 ppm
Quantità tossiche? Non lo possiamo dire ancora, e non è noto nemmeno se e come possano generarsi effetti di accumulo. Inoltre non sono noti quelli a lungo termine.
Non dovremmo rilasciare queste sostanze artificiali nell’ambiente perché circolano nei sistemi idrici. Alcuni si trasformano in PFAS più dannosi prima di tornare nell’aria dagli oceani, per poi tornare sulla terraferma. La soluzione a monte è in primo luogo non utilizzare queste sostanze chimiche persistenti
aveva dichiarato Ian Cousins, chimico ambientale dell’Università di Stoccolma.
Fonti: National Toxicology Program, Università di Oxford, Greenme






