Mancano all’appello circa 90 presidi. La Cgil denuncia: “Molte sono solo scatole vuote”. L’assessore Faraoni rassicura: “L’impegno è costante”
Il cronometro corre e la scadenza finale si avvicina pericolosamente. Il piano per la nuova medicina territoriale in Sicilia, finanziato con 217 milioni di euro dal PNRR, sta vivendo una fase di fortissima criticità. L’obiettivo fissato per il 31 marzo — l’attivazione di 146 Case di Comunità — è stato ampiamente mancato, e ora la Regione Siciliana si gioca tutto nel rush finale verso la scadenza del 30 giugno.
Nonostante i proclami di una condotta “complessivamente performante” arrivati da Piazza Ottavio Ziino, i numeri ufficiali raccontano un’altra storia. Al 7 aprile, la Regione certificava l’attivazione di 54 Case di Comunità. Considerato l’obiettivo totale di 146, mancano all’appello 92 strutture.
Il quadro provinciale al 7 aprile:
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Palermo: 13 attive
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Catania: 15 attive
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Messina: 12 attive
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Siracusa: 4 attive
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Caltanissetta: 5 attive
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Enna e Ragusa: 2 attive ciascuna
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Trapani: 1 attiva
La Cgil Sicilia, per voce del segretario regionale Alfio Mannino, ha lanciato un avvertimento pesante: la discrepanza tra i dati regionali e la realtà operativa sarebbe enorme. Secondo il sindacato, molte delle strutture conteggiate dalla Regione sarebbero solo “scatole vuote”, ovvero edifici in cui sono stati completati i lavori edili (muratura, tinteggiatura), ma che mancano di personale, apparecchiature e servizi sanitari reali.
Secondo la Cgil, solo 11 delle strutture inaugurate sarebbero effettivamente operative.
Al centro della polemica c’è anche la questione del personale. La Regione punta a una rimodulazione delle risorse umane esistenti, evitando di sottrarre medici e infermieri dagli ospedali. Tuttavia, il sindacato paventa uno scenario diverso: lo spostamento forzato di personale da un presidio all’altro, che finirebbe per depotenziare servizi già attivi anziché rafforzare la medicina territoriale.
“Abbiamo una carenza di 5mila infermieri e 2mila medici” sottolinea Mannino, “questo dislocamento delle forze rischia di mandare in tilt i presidi tradizionali”.
La partita è ormai limitata nel tempo. Il termine ultimo per la rendicontazione dei fondi europei del PNRR è fissato per il 30 giugno. La posta in gioco è altissima: tutto ciò che non verrà rendicontato entro quella data dovrà essere restituito all’Unione Europea.
L’assessore alla Salute, Daniela Faraoni, continua a respingere le accuse di lentezza, definendo gli attacchi come basati su “dati non aggiornati” e confermando che l’impegno della Regione per la medicina di prossimità resta la priorità assoluta per superare i gap strutturali dell’Isola.











