[vc_row][vc_column][vc_column_text]Mi dispiace che in uno studio del “Sole24ore” sulla qualità della vita delle città italiane non si parli del concetto di accessibilità delle città nei confronti delle persone anziane, persone con disabilità e fragilità in genere. Concetti mai presi in considerazione tra i parametri del giornale di Confindustria.
A mio avviso senza questo parametro non si può parlare di città con una buona qualità di vita. Un città che aspiri ad averla deve essere anche inclusiva oltre che sostenibile.
Questo studio non può essere assolutamente completo ed attendibile! È incompleto, peccato! Voi che ne pensate?[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”5719″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_column_text]Ritengo che la società si è evoluta, anzi si evolve in continuazione, vedete cosa sta succedendo per il Covid 19, è assurdo che nel 2020, anzi quasi nel 2021, non si consideri l’accessibilità tra i parametri della qualità di vita di una città!
Riporto il testo del Sole24ore.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Anche quest’anno l’indagine della Qualità della vita del prende in esame 90 indicatori, suddivisi nelle tradizionali sei macro-categorie tematiche (ciascuna composta da 15 indicatori) che accompagnano l’indagine dal 1990:[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/4″][vc_column_text]
1. ricchezza e consumi
2. affari e lavoro
3. ambiente e servizi
4. demografia e salute
5. giustizia e sicurezza
6. cultura e tempo libero
[/vc_column_text][vc_column_text]Come potete leggere, tra i macro indicatori nessun accenno all’accessibilità, una caratteristica che per una città dovrebbe essere sinonimo di civiltà: poter fruire di tutti gli spazi pubblici e privati e di tutti i servizi è un requisito indispensabile per ogni Paese fondato sul principio di uguaglianza.[/vc_column_text][vc_text_separator title=”L’accessibilità secondo la legge” border_width=”5″][/vc_column][vc_column width=”3/4″][vc_single_image image=”5730″ img_size=”full”][vc_single_image image=”5751″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]La legge italiana definisce l’accessibilità come la possibilità per persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale di fruire degli spazi in sicurezza e autonomia, di poter accedere a spazi e servizi e di poter modificare a seconda delle esigenze uno spazio costruito con costi e sforzi limitati.
Nel caso di una città, l’accessibilità comprende perciò l’intervento su percorsi, collegamenti e posteggi, ma anche ingressi, servizi sanitari e trasporti. Una città è accessibile quando una persona con disabilità motoria o sensoriale, persone anziane, mamme con i bambini o fragilità varie, vengono messi in grado di raggiungere luoghi di interesse pubblico e privato in autonomia.
Una città accessibile è dotata di marciapiedi non troppo alti e abbastanza larghi, serviti da rampe non troppo pendenti. Le misure e le indicazioni dovrebbero rispettare degli standard stabiliti per legge. Le porte di tutti gli edifici devono essere abbastanza larghe e in alternativa alle scale devono essere posizionati degli ascensori. I servizi sanitari dei luoghi pubblici devono essere raggiungibili in carrozzina ed attrezzati per persone con diverse disabilità e lungo i percorsi cittadini devono essere presenti indicazioni luminose e sonore, ma anche una segnaletica scritta in braille.
Le politiche per l’accessibilità devono prevedere una corretta informazione sull’uso e sulla destinazione dei servizi dedicati alle persone disabili, oltre alla promozione di iniziative dedite alla fruizione di siti di interesse turistico e culturale da parte di persone con disabilità.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_single_image image=”5753″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Bene, veniamo alle città più accessibili d’Italia: al primo posto della classifica dell’Anmil 2016 svettano le città di Cremona, Ferrara, Torino e Siracusa, l’unica città del Sud ad ottenere un 8 pieno. Le città dell’Italia meridionale hanno riportato i voti peggiori, come Agrigento, ultima con un voto pari a 2. La situazione italiana è frastagliata e multiforme, quasi a voler rispecchiare le notevoli diversità ambientali e culturali che popolano il Bel Paese.
Tutto sommato il Centro-nord sembra prendere in considerazione il problema dell’accessibilità per tutti, provando a ridisegnare gli spazi pubblici e a imporre nuove regole per i privati. Non sono infatti solo le amministrazioni le responsabili delle politiche di accessibilità urbana e architettonica, bensì un ruolo attivo viene giocato dai cittadini, soprattutto da coloro che posseggono attività come bar, locali e ristoranti.[/vc_column_text][vc_column_text]L’Italia è un Paese ricco di città d’arte, di storia e di meraviglie uniche in tutto il mondo, come Roma, Firenze e Venezia. Città che tuttavia non sempre consentono alle persone con disabilità di fruire del loro patrimonio artistico e turistico. Quando un ambiente qualsiasi o città ha una buona qualità di vita, significa che la maggioranza della sua popolazione può fruire di una serie di vantaggi politici, economici e sociali che le permettono di sviluppare con discreta facilità le proprie potenzialità umane e condurre una vita relativamente serena e soddisfatta.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_single_image image=”5756″ img_size=”full”][vc_column_text]Nell’ambiente urbano e nelle città la qualità della vita si misura per mezzo di numerosi indicatori economici e sociali. Gli indici economici sono abbastanza facilmente misurabili. Invece, gli indicatori sociali, quali ad esempio la sicurezza dal crimine, la sperequazione sociale, la libertà politica, la salute fisica, l’accesso all’istruzione, l’inquinamento e altri simili, sono più difficili da misurare. Questo fatto ha creato uno squilibrio tra la due categorie di indicatori, con il risultato che gli specialisti hanno elaborato criteri standard di quantificazione per gli aspetti economici, ma hanno avuto difficoltà ad accordarsi su come misurare gli altri e a stabilirne la percentuale di importanza reciproca.
Rendere inclusiva la città è un’azione utile, fattibile, efficace. È importante per la qualità della vita di tutti, soprattutto delle persone in situazione di maggiore svantaggio, perché rende accessibili quartieri, servizi e spazi pubblici con strade e marciapiedi più sicuri e vitali. È inoltre importante per la salute di tutti, perché riduce l’inquinamento e gli incidenti e perché rende possibili gli stili di vita più sani. E ancora, è utile per favorire l’inclusione sociale, sviluppare l’autonomia delle persone con disabilità ed è fattibile perché può essere realizzato con interventi a basso costo e con effetti immediati. Infine è efficace, perché porta con sé altri benefici per lo sviluppo della città.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”2/3″][vc_column_text]Le città sono di tutti, ma spesso non sono per tutti. Una delle caratteristiche essenziali di un qualsiasi spazio pensato e costruito per l’uomo deve essere quella della sua possibile fruizione, completa ed agevole, da parte di tutti, compresi coloro che per periodi temporanei o in modo permanente soffrono per una ridotta capacità motoria o sensoriale.[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”5762″ img_size=”full”][vc_text_separator title=”Una città “non inclusive” è una città fortemente diseconomica” border_width=”5″][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Il “diritto alla accessibilità” degli spazi urbani o del territorio diventa sempre più pressante da parte di tutti. In modo particolare da parte di quella ampia fascia di persone che, per differenti situazioni fisiologiche o patologiche, ha poca autonomia per limitate energie disponibili o per svantaggi dovuti ad una ridotta capacità motoria o sensoriale (anziani, ipovedenti, ecc.).
Una città “non inclusive” che continua ad avere ostacoli di vario genere è una città fortemente diseconomica oltre ad essere certamente discutibile dal punto di vista umano e sociale.
Perché la città diventi di tutti è necessario sollecitare le Istituzioni ed i soggetti impegnati nella sua gestione a considerare l’accessibilità come principio informatore di nuova progettualità, al fine di rispondere con sempre maggior efficacia alle vere esigenze della collettività in direzione di uno sviluppo corretto e responsabile.
La mission di una Città di qualità è quella di garantire ai suoi abitanti benessere a 360 gradi, senza alcuna discriminazione.
Questa è la mia modesta opinione.
Bernadette Lo Bianco*
Presidente “Sicilia Turismo per Tutti”[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]







