[vc_row][vc_column][vc_text_separator title=”di Federica Capodicasa”][vc_column_text]“Siccome immobile”, fu solo nell’attimo di quel “mortal sospiro”, perché di Napoleone Bonaparte, la cui scomparsa viene oggi ricordata nel suo duecentesimo anniversario, tutto si può dire, tranne che sia stato un uomo statico sia dal punto di vista fisico, che da quello emotivo; “ei fu”, infatti, sì uomo d’azione, ma anche d’introspezione.
Citato nei libri di storia solo per la sua carica di “uom fatale”, combattente e ispiratore, egli, in giovane età, fu anche scrittore.
A soli 17 anni, nel corso dei suoi studi classici, concentratosi sulle vicende della Siracusa greca, elaborò un testo intitolato “Parallèle entre l’amour de la patrie et l’amour de la gloire” (Parallelo tra l’amore per la patria e l’amore per la gloria).
Interpreti del manoscritto, le due figure storiche di Siracusa, Dione e Dionisio II e gli eroi francesi Turenne e Luigi II di Borbone – Condé, protagonisti, dunque, nello sviluppo del tema a lui caro in quel periodo della sua vita: il conflitto interiore per le sorti della Corsica, sua patria.
«Scappa Dionisio, scappa da queste coste, davanti al teatro della tua crudeltà. Dione ha già esposto a Siracusa lo stendardo della libertà, ma l’effetto sconcertante della gelosia […] scivola nel cuore dei siracusani. Stolti! Osano prendere le armi contro il loro salvatore; attaccano da tutti i lati la legione che li ha appena liberati e rimane fedele a questo eroe che la guida […] È l’amore della gloria che gli ha dettato [a Dione] questa sublime arringa? Cosa avrebbe fatto il gran Condé?… Dite, signori, cosa pensate che il gran Condé avrebbe fatto in questa circostanza? Siracusa! Siracusa, avresti a lungo dovuto patire il dolore della tua ingratitudine.»
(dal manoscritto di Napoleone Bonaparte)
Identificatosi proprio nelle gesta del siracusano Dione, Napoleone riferisce in questi versi l’inasprimento del suo sentimento sempre più ostile verso la Francia irriconoscente e, terminata la stesura del suo manoscritto, torna in patria determinato in un nuovo spirito combattivo, portandosi però dietro una traccia non irrilevante che lo conduce a essere di lì in poi giudicato dagli storici, per le sue azioni e la sua ideologia, proprio alla stregua del tiranno aretuseo da lui tanto denigrato.
“Fu vera gloria”, dunque? “Ai posteri l’ardua sentenza”.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]






