Alessandro Drago si rivolge a Comune e Libero Consorzio: “La mancanza di luce è un pericolo concreto, contribuisce agli incidenti”. L’appello dedicato a un amico scomparso: “Mai più buio su vite che hanno il diritto di brillare”
“Non possiamo più accettare che le periferie e le vie di collegamento verso le spiagge restino prive di illuminazione pubblica”. È l’appello chiaro e urgente lanciato da Alessandro Drago, giovane attivo in città e vicepresidente della Consulta Provinciale Studentesca di Siracusa.
L’appello di un giovane: “Mancanza di luce è un pericolo concreto”
In una nota, Drago sottolinea come l’estate sia il momento in cui i giovani si riappropriano della città, ma anche quello in cui tornano tanti universitari e arrivano migliaia di turisti. “Ma troppe di queste persone,” afferma, “si muovono su strade buie, insicure, dimenticate.”
“La mancanza di luce non è solo un disagio: è un pericolo concreto. Per chi guida, soprattutto per i tanti giovani in motorino, che nelle ore serali percorrono strade deserte. Per chi vorrebbe vivere la città ma si trova costretto a rinunciare per paura. È anche un deterrente per chi arriva da fuori.”
Una dedica e una richiesta forte: “Mai più buio su vite che hanno il diritto di brillare”
L’appello assume un tono ancora più accorato con una dedica personale: “Questo appello lo dedico a Gabriele, mio amico, che non è più tra noi. La sua storia non può restare solo memoria. Deve accendere una scintilla. Una richiesta condivisa, forte, coraggiosa: mai più buio su vite che hanno il diritto di brillare.”
La richiesta è rivolta direttamente alle istituzioni: “Chiediamo con determinazione che l’Amministrazione Comunale e il Presidente del Libero Consorzio di Siracusa, Giansiracusa, intervengano con un piano di illuminazione pubblico adeguato, efficiente e rapido. Un piano che dia priorità alle zone periferiche, alle strade di collegamento con le spiagge, ai quartieri spesso dimenticati.”
“Siracusa ha bisogno di luce,” conclude Drago. “Luce per chi torna, per chi resta, per chi vive. Luce per non spegnere altre vite.”








