Aver avuto il privilegio di partecipare alla prima di “Ulisse, l’ultima Odissea” di Giuliano Peparini al Teatro Greco di Siracusa è uno di quegli eventi da poter raccontare un giorno ai nipoti.
Gli spettatori della prestigiosa cavea sono abituati da decenni ad ascoltare e rivivere i testi classici, riveduti e corretti, ma pur sempre basati su una solida struttura ben conosciuta e apprezzata, senza troppe sorprese di sorta.
Ma ieri sera, in una cornice particolarmente azzeccata che trasforma il moderno Ulisse in un viaggiatore in trolley all’aeroporto, dove tutti i voli sono stati cancellati – incluso quello per Itaca – gli spettatori sono stati colpiti in pieno viso da una ventata di dinamismo, bellezza ed eccentricità difficilmente provate in precedenza.
Il mito di Ulisse, viaggiatore curioso e “maledetto”
Nel suo ricordo di tutte le peripezie vissute, Ulisse si sofferma più volte su quella che è la sua vera maledizione, più potente di quella gettata si di lui da Polifemo accecato e sofferente, tramite il padre Poseidone, ovvero la curiosità e la sete di conoscenza.
Fu per curiosità che volle conoscere il proprietario di quell’antro mostruoso, mettendo a rischio la vita dei compagni, fu per sete di conoscenza che superò le colonne d’Ercole, come mirabilmente ricordò Dante nel celeberrimo verso 119 del canto XXVI dell’Inferno. Ma Ulisse è anche un eroe “smart”, intelligente e furbo, che si fa legare all’albero maestro per godere comunque del maledetto del canto delle sirene, salvando al contempo i compagni protetti dai tappi di cera.
La rappresentazione di ieri sera è riuscita mirabilmente a trasferire agli spettatori emozioni e sensazioni che la semplice lettura dell’Odissea, imposta per decenni dalle scuole italiane a svogliati studenti, non avrebbe mai potuto dare; il libro prende vita attraverso i ricordi di Ulisse, fermo al terminal 1 di un immaginario scalo internazionale, con coreografie magiche, luci e musiche spettacolari, interpretazioni gigantesche. A partire da Giuseppe Sartori, impeccabile Odisseo, e poi Massimo Cimaglia (Aedo/Polifemo), Giulia Fiume (Calipso/Anima di Anticlea), Alessio Del Mastro (Anima di Tiresia/Lo spazzino), Giovanna Di Rauso (Circe), Gabriele Beddoni (Argo), Gianlorenzo De Donno (un viaggiatore) senza dimenticare i numerosi ballerini e performer.
Sebastiano Grimaldi: “Attualizzare o coreografare il mito è dunque possibile”
“Attualizzare scenicamente o coreograficamente il mito è dunque possibile. E ora abbiamo la prova provata, anzi sperimentata sulle “sacre pietre” del nostro teatro.
I testi della classicità sapientemente interpretati con l’ausilio coreografico della tecnologia e con uno studio accuratissimo della messa in scena.
Luci, ombre, oscurità, colori, e poi musica, canto, danza, movimento, a sorreggere la superba recitazione di Sartori.
Vedete, è possibile fare teatro moderno anzi contemporaneo con i classici: stanno lì da 2500 anni, ad additare l’Uomo al pensiero occidentale.
Basta “accontentarsi” di questa consapevolezza; e basta lasciare in soffitto le manipolazioni ideologiche o modernismi a tesi. Che è diventato sempre più maniera, insopportabile orpello intellettualistico.
Stasera si è respirata aria fresca, freschissima, di spettacolo antico e moderno insieme.
Spettacolo puro.
E la luna stava a guardare“











