Le polemiche social attorno alle piste ciclabili che, come funghi in questi anni, sono nate in città, rappresentano lo spaccato veritiero dei siracusani, divisi tra i “progressisti” innamorati dell’idea di mobilità sostenibile e i conservatori di “Dio, patria e automobile”, ad oggi la netta maggioranza.
L’ultima, al centro del dibattito anche per l’effettiva dimensione davvero “importante”, è quella di via Von Platen, una corsia ciclabile di un metro delimitata da grossi cordoli che inquietano gli automobilisti siracusani.
La premessa, doverosa, è che non ci si può lamentare di nuove piste o corsie ciclabili, quanto meno come idea generale. Significa opportunità di muoversi meglio e in sicurezza per i ciclisti che, lo ricordiamo, quando si spostano non consumano risorse se non quelle muscolari, non inquinano e si fanno pure del bene da un punto di vista salutare. E poi, senza piste i ciclisti diventano bersaglio dei Suv, quindi da questo punto di vista nulla da dire.
Il problema, come già accennato, è l’organicità del concetto di mobilità sostenibile, visto che i ciclisti siracusani ad oggi, come detto poco sopra, possono soltanto aggrapparsi all’idea di mobilità sostenibile, perché quella concreta, tangibile, ancora è ben lontana dall’essere realizzata.
Mobilità sostenibile significa innanzitutto parcheggi scambiatori, ma poi linee urbani frequenti, veloci, efficaci, smart, sulle quali magari caricare la bici per superare tratti difficoltosi o semplicemente per riposarsi un attimo; mobilità sostenibile significa possibilità di raggiungere i centro da ogni parte della città, con massimo un cambio di mezzo, con un biglietto unico; significa corsie preferenziali pressoché ovunque, orari sensati, con corse notturne nei weekend e festivi. Significa, insomma, copiare in piccolo le città che ce l’hanno fatta e provare così a fare il salto vero verso la mobilità sostenibile.
Oggi invece la scelta, dettata dalla necessità di spendere fondi e – a ridosso delle elezioni – di dare la sensazione di essere instancabili “apritori” di cantieri, ha portato a numerose piste e corsie ciclabili spesso scollegate tra loro, fuori contesto se non in alcuni casi anche potenzialmente pericolose.
E allora il problema non è la presenza delle piste in sé ma, come sempre, la carenza di programmazione o meglio di una visione generale, un piano della mobilità sostenibile che, attuandosi gradualmente, fosse da un lato “digerito” dalla popolazione, anche dagli oltranzisti del “Dio, patria e Automobile”, dall’altro perfettamente coordinato con l’evoluzione della città, a partire da quella – auspicata – dei trasporti.
Calando tutto dall’alto, senza confronti o concertazioni, il risultato è quello che poi abbiamo ottenuto, ossia contrasti, polemiche, fazioni contrastanti. Un’occasione persa senza dubbio, ma che la nuova amministrazione potrebbe comunque, con un po’ di umiltà e abnegazione nel lavoro, ancora recuperare.
Perché Siracusa, e su questo non c’è dubbio, deve farsi trovare pronta alle sfida da meta turistica tra le più gettonate al mondo, non soltanto con gli spettacoli, gli alberghi e i ristoranti, ma soprattutto con i servizi, altrimenti il rischio è quello di essere sì una grande meta, ma soltanto di passaggio o peggio mordi e fuggi.












