Siracusa, spettacoli al Teatro Greco, parla l’assessore Granata: “Basta cabaret, godiamoci le Tragedie e la Bellezza della Musica”

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Mentre le polemiche (e le perizie degli esperti) infiammano il dibattito in città, l’assessore Granata mette un punto alla questione concerti con un intervento che susciterà, ne siamo sicuri, forti reazioni dai soggetti citati e non solo…

“Continuano implacabili le polemiche più o meno autorevoli sui presunti rischi che si paventa stia correndo il Teatro Greco di Siracusa.
Per alimentarla alcuni continuano a citare, senza averla neanche letta, una relazione del prof Lazzarini datata 2015.
In quella lontana data la copertura lignea era un’altra, molto meno sofisticata e tecnologicamente avanzata dell’attuale struttura, che è montata ad incastro sotto il controllo continuo degli archeologi, del tutto priva di chiodi e con uno strato di sicurezza in Iuta posto tra la roccia e la seduta.
Nella relazione Lazzarini, citatissima ma non letta quasi da tutti quelli che la citano, la manutenzione ordinaria era comunque la prima delle prescrizioni indicate per il Teatro e le principali cause di rischio erano correttamente individuate nelle condizioni meteorologiche e nel calpestio, cioè proprio gli elementi che la copertura e la bella stagione degli spettacoli scongiurano…
La Carta di Siracusa del 2005 peraltro sconsiglia vivamente i “restauri” e per motivi molto chiari, proprio per non creare “falsi d’autore”.
Ma la relazione Lazzarini, presentata oltre otto anni fa, sostanzialmente serviva a sostenere una proposta di restauro, peraltro particolarmente onerosa, oltrechè sconsigliata dal documento più autorevole relativo alla utilizzazione dei luoghi antichi di spettacolo, quella Carta di Siracusa da me sottoscritta su proposta dal meglio della archeologia mediterranea.
Carta che ha la sua stessa “ragione sociale” nell’uso dei Teatri per gli spettacoli e non nella loro tutela museale.
Carta infine che, come la Costituzione e la “relazione Lazzarini, in tanti citano ma in pochissimi hanno mai letto.

Continua così una vicenda Pirandelliana, lanciata con toni apocalittici da una testata nazionale sulla base non di un doveroso reportage sui luoghi ma attraverso lacunose e infondate informazioni raccolte, in chiave appunto pirandelliana, da personaggi locali in cerca d’autore.
Una polemica vacua e dannosa per la Città.
Una polemica dove nessuno ascolta e nessuno conosce davvero le questioni in campo, compresa parte della stampa.
Qualche ex Soprintendente è arrivata a citare, con grande fantasia, la pressione antropica degli spettacoli come causa della progressiva perdita di nitidezza delle iscrizioni lungo il diazoma, cioè in una zona non soggetta a calpestio o copertura ma solo al passare del tempo e alle condizioni meteorologiche e come elemento per dire no agli spettacoli cosi come qualche altra Archeologa ha blaterato di “fermo biologico”, scambiando la roccia con i pesci del mare…
E poi la solita coppia di attempati polemisti del Pd in servizio permanete effettivo, il dotto tuttologo funzionario regionale, ricercatori, sedicenti intellettuali e la solita compagnia di giro.
Una ultima considerazione: sono da sempre convinto sostenitore di contenitori alternativi al Teatro Greco per gli eventi diversi dalle Tragedie e da qualche grandissimo “evento”.
Ma ovviamente chi sostiene che questo si possa fare in questa stagione fa demagogia pura e inconcludente.
Dalla prossima stagione invece allestiamo spazi alternativi al Teatro (cosi come si fece su mia indicazione nei primi anni del 2000) per preservare il genius loci legato al Teatro e alla storia della Tragedia al tempo del contemporaneo.
In questa stagione bellissima e di grandissima qualità, il Teatro non rischierà nulla cosi come geologi autorevoli hanno confermato e cosi come dimostrano le relazioni ufficiali degli archeologi che hanno documentato che, proprio grazie alla copertura, il Teatro non subisce alcun nocumento ne modifica morfologica dalle Rappresentazioni classiche e dagli eventi.
Stendo infine un velo pietoso sulla tesi dei “danni da decibel”, in grado di intaccare la roccia: se fosse vera dai concerti usciremmo tutti sordi e con i timpani a pezzi .
Il Teatro Greco di Siracusa non corre quindi alcun rischio, è in condizioni ottime, non è ne spezzato ne tantomeno cariato.
Continua, indifferente al fastidioso chiacchiericcio locale, a offrire lo spettacolo della sua bellezza e la forza della sua identità.
Se ne facciano tutti una ragione.”

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