Aggiornato al 21/04/2026 - 19:39
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“Il Cerchio”, gruppo artistico “Teatro e cultura”: commedia, canto e voci dell’anima

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Lo spettacolo “Il cerchio dei talenti. Eroi strampalati e ugole per caso”, felice connubio tra la rivisitazione ironica della tradizione classica e il canto libero, è divenuto modello di teatro partecipativo

Il dittico scenico, scisso in due tempi slegati tra loro per forma e contenuti, si è sostanziato con la rappresentazione della commedia “Ulissea siciliana”, il cui testo, scritto dal compianto Antonio Pacifico, è stato riadattato dalla regista e attrice Agata Politi.

Prima dell’inizio della rappresentazione, svoltasi presso il Centro Studi Arti e Scienze “Il cerchio”, la vicepresidente Carmela Fillioley (presidente Enzo Monica) ha sottolineato l’originalità dell’opera che, ascrivibile al genere “live”, corrisponde alla missione principale del teatro: creare cioè il senso di comunità, rafforzare l’empatia tramite la condivisione di emozioni. Della commedia, comunque, è stata offerta una versione ridotta, perché la rappresentazione integrale, ha detto la regista Agata Politi, verterà sulla soluzione del giallo: “Ju vulissi sapiri – dichiara Penelope (Letizia Cannizzaro) – cu’ è ca di notti mi scusi ‘stu coprilettu”.

Del gruppo artistico “Teatro e cultura” fanno parte pure: Manuel Cantavespri nei panni del puerile figlio Telemaco, che la stessa madre definisce ‘ntuntutu, e che va da un posto all’altro in sella a un cavalluccio; le due cameriere, Marilice Vittorio (Angellina), assai pettegola – “Nun sacciu si pozzu parrari, ma ppi vui fazzu ‘n’eccezioni”, ripete come un refrain e, poi, “Ulisse era ‘n gran fimminaru, inquietava macari a mia” – ed Elisa Urso (la cameriera Angella) che dall’altra impara il mestiere; Roberto Lombardo, il signor Procio che, residente in una delle case di Penelope, ritarda nel pagarle la pigione, e la figlia Elena (Jessica Amodeo) che lui non esita a chiamare cretina; Santi Mantineo, il messaggero Hermes, ‘u sparritteru; Camillo Biondo, il cavaliere Alcino che, pretendente di Penelope, quando la va a trovare le porta sempre delle galline; e naturalmente Giovanni Barbaro, Ulisse, ‘u fimminaru, ca na ssa casa si sinteva accupari e ca quannu torna dici ca n’ha vistu assai, cosa di farici ‘n poema. (Giordana Midolo è la truccatrice).

Lo spettacolo, dunque, si è trasformato in rappresentazione orizzontale, in cui si annulla la distinzione tra la scena e il pubblico e il canto degli spettatori, assieme a Nadia Germanio, Santi Mantineo e Antonio Loddo (E vui durmiti ancora, Comu l’unna, Reginella, ecc…), è diventato voce dell’anima mediterranea.

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