La nomina ministeriale scatena una bufera nel Lazio: le opposizioni sollevano il caso del passato ideologico e delle poesie sulle SS
La nomina di Alberto Samonà alla guida dell’Istituto Autonomo Villa Adriana e Villa d’Este (VILLÆ) si è trasformata in poche ore in un rovente caso politico nazionale. La decisione, formalizzata dal Direttore generale Musei del Ministero della Cultura, Massimo Osanna, ha innescato una durissima mobilitazione all’interno della Regione Lazio.
Nonostante Samonà sia reduce da una selezione internazionale basata su curriculum e competenze tecniche, il suo arrivo alla guida di due dei siti UNESCO più iconici d’Italia ha riaperto ferite ideologiche mai del tutto rimarginate.
Il 27 febbraio 2026, a brevissima distanza dalla diffusione della notizia, le consigliere regionali del PD Marta Bonafoni ed Eleonora Mattia hanno depositato un’interrogazione urgente rivolta al presidente Francesco Rocca.
Le esponenti dem, pur riconoscendo la competenza ministeriale della nomina, pongono una profonda questione morale. Secondo le firmatarie, è inaccettabile che la guida di istituzioni culturali statali – chiamate per vocazione a promuovere dialogo e inclusione – sia affidata a una figura nota per legami con ambienti di estrema destra.
L’accusa principale mossa a Samonà riguarda un componimento poetico del 2001, inserito nel volume “Le colonne dell’eterno presente”, in cui si ravviserebbero omaggi alle SS. La polemica era già esplosa nel 2020, in occasione della sua nomina ad assessore ai Beni Culturali in Sicilia in quota Lega.
All’epoca, Samonà intervenne pubblicamente per:
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Definire il nazismo un “orrore”;
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Chiedere ufficialmente scusa alla comunità ebraica;
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Stigmatizzare ogni forma di totalitarismo, posizione all’epoca condivisa anche dal leader leghista Matteo Salvini.
L’Istituto di Tivoli non è un ente marginale, ma una delle punte di diamante del sistema museale italiano. I numeri ne confermano l’importanza strategica:
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765.816 ingressi registrati nel 2023;
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Gestione di due capolavori mondiali: Villa Adriana (simbolo della romanità imperiale) e Villa d’Este (trionfo del manierismo);
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Presenza stabile nella top ten dei luoghi della cultura statali più visitati.
Il Ministero della Cultura difende la scelta sottolineando il solido bagaglio professionale di Samonà, che vanta incarichi di rilievo presso il Parco archeologico del Colosseo, il Parco dell’Appia Antica e la Regione Siciliana. Gli obiettivi affidatigli sono ambiziosi: superare il milione di visitatori l’anno e intercettare nuovi pubblici, tra cui la Generazione Z.
Tuttavia, per le forze progressiste, la gestione di un bene pubblico non può limitarsi al fundraising o alla comunicazione. La guida di tali istituzioni, sostengono le contestatrici, deve restare inattaccabile dal punto di vista dell’adesione ai principi democratici. Il dibattito resta aperto, ponendo la politica di fronte a un interrogativo complesso: quanto può e deve pesare il passato ideologico di un tecnico sulla rappresentanza apicale della cultura italiana?









