La millenaria cavea si riempie di giovani da tutta Europa. Gli smartphone si spengono e si accende l’emozione collettiva per la 61ª stagione della Fondazione INDA
SIRACUSA — Il rito si compie ancora una volta, puntuale e magnetico, nel cuore della Sicilia antica. Migliaia di studenti e giovani provenienti da ogni angolo d’Europa si danno appuntamento sui gradoni di pietra del Teatro Greco di Siracusa per la nuova stagione di spettacoli classici organizzata dalla Fondazione INDA.
Per molti si tratta della prima volta: un impatto visivo ed emotivo in grado di togliere il fiato; per altri è un ritorno atteso, la conferma di un’emozione coltivata tra i banchi di scuola durante l’anno e che, qui, trova finalmente la sua forma più pura. L’atmosfera iniziale è quella tipica della generazione di giovani spettatori. Arrivano alla cavea con il sorriso, prendono posto nei settori assegnati e scattano l’immancabile selfie di rito, catturando la luce del tramonto che illumina la scena. Ma è subito dopo gli annunci di inizio spettacolo che avviene la vera metamorfosi.
In un’epoca dominata dalla distrazione digitale costante, accade l’inaspettato: i telefoni si zittiscono. Non ci sono suonerie che squillano, non ci sono giochi aperti sullo schermo, né divani domestici su cui sprofondare per consumare l’ennesima serie TV in streaming. Si intravede soltanto, di tanto in tanto, qualche millimetrico schermo sollevato per registrare pochi secondi di una scena, quasi a voler congelare e conservare un attimo irripetibile che non tornerà più. Per circa due ore, la maggior parte dei ragazzi si trasforma in un pubblico attentissimo.
Ed è proprio questo a colpire e a riportare al centro una domanda quanto mai attuale: in un tempo in cui l’attenzione sembra frammentarsi continuamente e avere una soglia sempre più bassa, è ancora possibile restare immersi per quasi due ore nella sola forza della scena? La risposta al Teatro Greco è semplice: un’intera platea di nativi digitali decide di lasciarsi catturare e commuovere dalla forza della parola detta, dalla presenza fisica degli attori e dalla magia che il teatro — e l’arte in generale — sa ancora creare. In fin dei conti, la storia millenaria di questo luogo lo dimostra chiaramente: il teatro è stato il primo, vero social network del mondo, capace di aggregare, connettere e far battere all’unisono i cuori delle persone senza bisogno di alcun filtro virtuale. Il culmine di questo incantesimo collettivo si raggiunge alla fine della rappresentazione.
Quando le luci del palcoscenico si spengono prima dei ringraziamenti, quelle dei cellulari si accendono simultaneamente, non per isolarsi, ma per unirsi agli applausi scroscianti, dando vita a una coreografia spontanea, una distesa di lucciole digitali che riempie il teatro di piccoli lumi di speranza. Un segnale luminoso che supera la barriera del tempo e lancia un messaggio chiaro al futuro: nell’entusiasmo delle nuove generazioni si rinnova il valore eterno della cultura come luogo di incontro, emozione e appartenenza.
A cura di Cassandra








