“Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi”. Se volessimo sintetizzare le recenti polemiche sul progetto Metaborgata e sulle scelte comunicative dell’iniziativa, la saggezza popolare potrebbe facilmente venirci in aiuto
Finanziata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dalla Regione Siciliana, l’iniziativa “Metaborgata” punta a rinvigorire il tessuto sociale ed economico locale attraverso una rete civica di associazioni. Tuttavia, una delle sue prime mosse pubblicitarie ha scatenato, per usare un eufemismo, un acceso dibattito che ha coinvolto pure la curia di Siracusa.
L’uso di un’immagine iconografica di Santa Lucia, con al posto di quello della santa i volti di giovani ragazze di diverse etnie, ha sollevato questioni di rispetto e interpretazione culturale. Mentre alcuni vedono in questo gesto un potente messaggio di inclusione e un simbolo contro la violenza sulle donne, altri lo considerano un passo oltre il limite del rispetto per le tradizioni religiose e culturali; la stessa curia, pur con toni soft, ha chiesto in sostanza di “lasciar stare i santi”.
Eppure, nel 2010, il mondo intero assisteva alla comparsa di un’angelica guerriera, Lucia di Siracusa, protagonista di un’espansione ad un gioco di combattimento di discreto successo, ambientato nell’affascinante mondo della Divina Commedia, ossia Dante’s Inferno. “I Tormeni di Santa Lucia“, questo il nome dell’espansione, metteva il giocatore in grado di utilizzare come eroina combattente proprio la Santa Siracusana, in un outfit certamente sconveniente, senza dimenticare le mazzate da fabbro che comunque distribuiva a mostri e demoni vari.
Forse perché il “medium” utilizzato, ossia il videogioco, nel 2010 era ancora visto come un qualcosa di nicchia, ma allora non ci furono in città polemiche nemmeno paragonabili a quelli sui manifesti di Metaborgata, sebbene a parere di chi scrive forse lo “scandalo” fosse decisamente superiore. Per capire di cosa parliamo, ecco un estratto di una recensione video di quell’espansione:
Lucia inizia accennando proprio alla sua storia, quanto meno quella, mista a leggenda, che circola tra i siracusani da secoli, per poi contestualizzare la sua natura battagliera e cominciare il gioco vero e proprio.
Fu opportuna allora quella scelta? Ormai forse il “reato” – se presente – si è prescritto, ma è chiaro che ci possono essere infinti modi di trattare argomenti delicati. Questi episodi aprono un dibattito più ampio che va oltre la semplice questione delle immagini. Si tratta di comprendere fino a che punto le iniziative culturali, artistiche o sociali possano reinterpretare e riadattare simboli e figure storiche senza perdere di vista il rispetto per le tradizioni e le sensibilità diverse.
MetaBorgata, con la sua missione di creare un tessuto sociale più inclusivo e partecipativo, si trova al centro di questo dibattito. Le sue iniziative, pur mirando a promuovere l’integrazione e il dialogo tra culture diverse, devono navigare il delicato equilibrio tra innovazione e tradizione, provando ad “offendere meno persone possibili”.
Se dovessimo chiudere con un giudizio – anche se per fortuna non è di nostra competenza – forse una Santa Lucia con il volto di “popolana” sarebbe piaciuta a Caravaggio e a Papa Francesco, meno al defunto Papa Ratzinger e ai devoti siracusani. Bisogna vedere qual era il “target” del progetto e solo allora si potrà capire se l’iniziativa è stata un successo o meno.
Fino ad allora, però, in una città per decenni “Ortigia-centrica”, che si torni a parlare della Borgata resta almeno un fatto certamente positivo.











