Come gli italiani anche i francesi sono grandi consumatori di buon vino. E pur di rinunciarvi hanno provato a dimostrare che fa più bene che male. «Con il paradosso francese – spiega la nutrizionista Fabiana Fanella – hanno dimostrato che nonostante i francesi consumino molti grassi per loro abbiano una minore incidenza di ictus e infarti anche rispetto a paesi dove la dieta è meno ricca».
Ma sulle proprietà del vino non ci sono dubbi. «È una bevanda alcolica – spiega Fanella – e quindi può essere assunta solo in dosi minime: un bicchiere a pasto per un uomo, mezzo per una donna. In questo modo si coglie il meglio che il vino può offrire in termini di antiossidanti, ad esempio, attraverso il resberatrolo che contiene. Le caratteristiche migliori sono nel vino rosso; perché il bianco spesso ha una forte presenza di solfiti che possono risultare fastidiosi in alcuni soggetti».
Importante però è la qualità del prodotto che si consuma. E la qualità evidentemente è determinata dalla materia prima che deve essere raccolta nel momento di giusta maturazione, per offrire al vino le migliori caratteristiche e il miglior equilibrio. Oltre che, ovviamente il miglior sapore. Ma la crisi legata al covid rischia di mettere n ginocchio molte aziende. Solo in Italia infatti, secondo uno studio di Coldiretti, il crollo delle attività di bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi travolge a valanga interi settori dell’agroalimentare Made in Italy, con vino e cibi invenduti per un valore stimato in 9,6 miliardi nel 2020.






