Il Sindaco di Noto Figura ai giovani: “ La Pace ha bisogno di memoria ed ha bisogno di coraggio ma ha bisogno anche di generosità.”

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“Nel 1574, il grande filosofo e umanista Erasmo da Rotterdam scriveva il suo “Lamento della Pace”; immaginando che la Pace, entità vivente finalmente in grado di comunicare il suo pensiero, scegliesse di rivolgersi al mondo intero in prima persona.”

In occasione della Giornata Internazionale della Pace, il Sindaco di Noto ha rivolto un pensiero ai tanti giovani netini presenti in Cattedrale, alla presenza di S.E. Salvatore Rumeo Vescovo di Noto e dell’Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Noto Giusy Quartararo.

“Vale la pena – continua il primo cittadino netino -, riprendere il senso altissimo di quello scritto: in fondo, un giorno come questo che cosa deve essere innanzitutto se non un tentativo forte, corale, globale di dare una voce alla Pace? Dobbiamo dunque chiederci quale siano o possano essere le risposte che intendiamo dare ai grandi quesiti, e alle sfide, che la Pace ci pone a viva voce. Troppo spesso la Pace è uno spot; un tema su cui è suggestivo e accattivante proporre ragionamenti o proclami. Troppo spesso la Pace è usata, brutalizzata, strumentalizzata persino per muovere guerra. E troppo spesso il dibattito su guerra e pace è lasciato alla letteratura o alla filosofia o alle complesse dinamiche delle relazioni internazionali come se le donne e gli uomini, i giovani e gli anziani del mondo potessero esserne al più spettatori impotenti o inconsapevoli, destinati a subire vicende molto più grandi e decise molto più alto. Purtroppo, molto spesso, è esattamente così. Ma è d’altra parte vero che la Pace, come la Democrazia o la Libertà, non può essere semplicemente un obiettivo, sia pure fondamentale e straordinario, ma deve diventare un metodo. La Pace immaginata come metodo di relazione tra le persone e di confronto tra le idee ed i pensieri diventa infatti un laboratorio per la quotidianità di tutti. Educare ed educarsi alla Pace significa certamente essere informati, provare a comprendere e a partecipare ai grandi eventi in cui la Storia può svoltare in una direzione ovvero in un’altra. Ma significa anche offrire il proprio contributo quotidiano ad una cultura della gentilezza, del rispetto per l’altro, del valore riconosciuto alla dignità ed al diritto all’autodeterminazione di ogni persona. Ragionare di Pace significa ragionare di linguaggio e sforzarsi di declinarlo con una modalità coerente ad un pensiero pacifico e significa anche sforzarsi di metterlo sinceramente in pratica. Viviamo una fase della Storia molto pericolosa: dal 2000 in poi, dall’attentato alle Torri Gemelle di New York, vicende sempre più sorprendenti e terribili sono diventate il tristissimo fardello della cronaca di ogni giorno. Siamo arrivati alla guerra in Ucraina ed il tempo trascorso non deve vederci assuefatti all’idea che in un luogo lontano dell’Europa uomini, donne e bambini continuino “normalmente” a morire. Non possiamo assuefarci all’idea perché normale non è; non lo può e non lo deve essere. Credo dunque che la Pace abbia bisogno di capacità di indignarsi e di empatia. Non pensiamo quasi mai alle molteplici guerre dimenticate del mondo perché sono distanti nella geografia, nel tempo e nelle motivazioni. Eppure, infiniti conflitti continuano anche se spesso non ci si ricorda più nemmeno il perché. La Pace, dunque, ha bisogno di memoria ed ha bisogno di coraggio ma ha bisogno anche di generosità. E’ l’egoismo che ci spinge a disinteressarci di innumerevoli disperati che muoiono spesso anche in modi terribili, solo perché nascono e vivono nel momento e nel posto sbagliato ed è facile dimenticarcene se non li vediamo. L’economia e la finanza ci segnalano quotidianamente che il mondo è globale ed interdipendente. Ma tale dovrebbe essere anche per la nostra condizione di esseri umani. Dovremmo avvertire che una guerra, anche la più lontana, ci riguarda direttamente e che uccide, offende, umilia e lacera l’umanità di tutti. Probabilmente questo potrebbe essere un argomento forte di un discorso ideale della Pace, se la Pace avesse voce per poterlo fare. Tocca a noi, di conseguenza, provare a dare questa voce alla Pace: le Istituzioni, i cittadini, i presidi formativi, i contesti di lavoro, le scuole, le famiglie possono essere tutti parte di un alfabeto della Pace. Non è un argomento lontano ed astruso: siamo portati a pensarlo perché noi la Pace l’abbiamo e come sempre alla Pace non ci si pensa quando ce la si ha ma quando la si perde. Costruire la Pace però è un’altra cosa: lavorare perché nessuno abbia mai a perderla e scegliere di farlo quando la guerra non c’è.”

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