Il vicepresidente del Libero Consorzio ha inviato l’istanza alla Regione e ai ministeri competenti e propone una posizione condivisa dei 21 Comuni per fermare l’impianto
Un’istanza di revoca del provvedimento sulla discarica di Stallaini e un ordine del giorno urgente da sottoporre al Consiglio provinciale del Libero Consorzio. Sono le due iniziative promosse dal vicepresidente dell’ente, Pietro Rosa, per contrastare la realizzazione dell’impianto e rafforzare l’azione delle istituzioni a tutela del territorio ibleo.
«Pensare di riqualificare una cava nel cuore degli Iblei attraverso il conferimento di 614.000 metri cubi di rifiuti, compresi quelli contenenti amianto, rappresenta una prospettiva che non può lasciarci indifferenti. Siamo di fronte a una questione che riguarda la salvaguardia ambientale, la tutela del paesaggio e la protezione delle risorse naturali di un territorio di straordinario valore», ha dichiarato Rosa.
Al centro della contestazione c’è la posizione dell’impianto, vicino alla Riserva naturale di Cavagrande del Cassibile e all’interno del bacino idrografico del fiume Manghisi. Secondo quanto sostenuto nell’istanza, il progetto presenterebbe elementi di incompatibilità con la normativa nazionale ed europea, con il Piano paesaggistico regionale e con il vigente Piano regionale dei rifiuti, e alle autorità competenti viene chiesto di intervenire su questi aspetti.
L’istanza è stata inviata al presidente della Regione e all’assessore regionale del Territorio e dell’Ambiente. Tra i destinatari figurano anche il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, il presidente della IV Commissione legislativa dell’Ars, il prefetto di Siracusa, l’Ispra, la Soprintendenza e l’assessore regionale all’Energia e ai Servizi di pubblica utilità.
Parallelamente Rosa ha presentato l’ordine del giorno urgente, che sarà esaminato dal Consiglio provinciale. «Serve una posizione istituzionale condivisa, coinvolgendo anche i 21 Comuni del Libero Consorzio, con particolare attenzione a Noto, Canicattini Bagni, Avola e Siracusa, i cui territori risultano direttamente interessati», ha spiegato il vicepresidente.
Rosa ha ricordato che il Comune di Noto sta già affrontando la vicenda nelle sedi giudiziarie, ma ha precisato che la questione va sostenuta anche sul piano politico e istituzionale. L’assemblea pubblica dell’8 settembre a Noto, ha aggiunto, ha espresso con chiarezza la posizione della comunità: il territorio non vuole la discarica, e ora questa volontà va tradotta in iniziative concrete.
«La tutela del nostro patrimonio ambientale non può essere lasciata alla sola iniziativa dei cittadini o dei singoli Comuni. È necessario che le istituzioni facciano la propria parte, mettendo in campo ogni azione utile e legittima per verificare la compatibilità dell’intervento e tutelare il territorio», ha continuato Rosa.
Il vicepresidente ha infine richiamato l’esperienza di Santo Lio, dove la mobilitazione del comitato locale e l’impegno di cittadini e cittadine a difesa del patrimonio storico e ambientale hanno mostrato il valore della partecipazione e del lavoro di rete. «Da quell’esperienza dobbiamo ripartire. Quando cittadini, comitati e istituzioni lavorano insieme, è possibile contrastare decisioni che rischiano di compromettere il patrimonio delle nostre comunità. La vicenda di Stallaini richiede responsabilità, determinazione e unità d’intenti».
Ho mantenuto «fiume Manghisi» e le altre denominazioni come nel comunicato. Se vuoi, posso aggiungere il Comune in cui ricade la cava, che il testo non indica in modo esplicito.






