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Operazione “Algeri”, colpo dei carabinieri al narcotraffico siracusano

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[vc_row][vc_column][vc_text_separator title=”IN AGGIORNAMENTO” border_width=”5″][vc_column_text]

«L’operazione “Algeri” ha permesso di infliggere un duro colpo ad un’organizzazione criminale che, oltre a gestire il narcotraffico, stava per impossessarsi di un pezzo del territorio di Siracusa».

Con queste parole (la dichiarazione nel video sottostante) il colonnello Giovanni Tamborrino, comandante dei carabinieri di Siracusa, ha commentato il blitz antidroga messo a segno all’alba di oggi a Siracusa.

I carabinieri del nucleo investigativo del reparto operativo hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Catania a arrestando 28 persone (22 provvedimenti in carcere, 6 domiciliari ed un obbligo di dimora) che apparterrebbero a un’organizzazione criminale che opera nella zona nord di Siracusa. Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania, avrebbero permesso di verificare che gli arrestati sono responsabili a diverso titolo di  traffico e spaccio di ingenti quantitativi di cocaina, crack, marijuana, hashish e metanfetamine. Il gruppo criminale avrebbe costituito una piazza di spaccio, delimitata anche da cancelli collocati abusivamente e protetta da vedette, capace di produrre incassi fino a 10 mila euro al giorno.

L’attività di spaccio sarebbe avvenuta anche nelle vicinanze di scuole e si sarebbe avvalsa dell’impiego di minori, mentre 17 tra gli appartenenti all’organizzazione avrebbero percepito il reddito di cittadinanza.

Il blitz odierno è il naturale seguito delle precedenti operazioni svolte negli ultimi anni – “Euripide”, “Aretusa”, “Bronx” e “Tonnara” – che hanno progressivamente consentito di mettere fine all’attività delle più note piazze di spaccio del capoluogo siracusano. L’azione delle forze dell’ordine ha però agevolato la presa di potere del gruppo di Via Algeri che negli ultimi mesi ha concentrato su di sé la fetta di mercato rimasta scoperta.

Numerose le perquisizioni effettuate alle prime luci dell’alba, con l’ausilio di cani antidroga, anche per la ricerca di armi ed esplosivi. Al blitz stanno prendendo parte circa 150 militari dell’Arma che si avvalgono degli specialisti del 12° Reggimento carabinieri “Sicilia” di Palermo e dello Squadrone eliportato carabinieri “Sicilia” di Sigonella.

[/vc_column_text][vc_text_separator title=”Il capo dell’organizzazione” border_width=”5″][vc_column_text]Le indagini dei carabinieri hanno permesso di accertare l’esistenza di un sistema criminale  capeggiato da Maximiliano Genova, 39 anni, (inteso Massimo)  e composto da tre nuclei familiari che avrebbero gestito un lucroso traffico di stupefacenti, spacciando cocaina, hashish, marijuana, crack e metanfetamine. Il cospicuo flusso di denaro generato, oltre ad arricchire il capo dell’organizzazione sarebbe stato utilizzato per nuovi approvvigionamenti e per la costante remunerazione delle figure minori: custodi, corrieri, staffette e spacciatori al dettaglio.

L’attività di spaccio è avvenuta all’interno dei condomini e negli androni interni alle scale degli alloggi di edilizia popolare, con gli accessi protetti da cancelli e costruiti abusivamente dagli spacciatori. Ciò per impedire o ritardare le irruzioni da parte delle forze dell’ordine.[/vc_column_text][vc_text_separator title=”Il funzionamento dell’organizzazione ed il ruolo delle altre famiglie” border_width=”5″][vc_column_text]Le indagini hanno permesso di accertare che la zona era costantemente presidiata, giorno e notte, da spacciatori e vedette ed era organizzata con più turni di lavoro: una vera e propria “centrale” dello spaccio aperta 24 ore su 24.

L’alternanza dei turni di lavoro, la vigilanza e il controllo del territorio, il sostegno agli associati ed alle famiglie di coloro che venivano arrestati, l’esistenza di vere e proprie basi logistiche, sono tutti elementi estremamente significativi che hanno permesso agli investigatori di accertare l’esistenza di una associazione stabile, organizzata e collaudata nel tempo, capace di creare un giro di affari quotidiano da 25 mila euro, con profitti che si aggirano sui 1o mila euro al giorno.

Guadagni così cospicui che la banda di Via Algeri avrebbe aperto delle vere e proprie trattative per la vendita tout court della piazza di spaccio ad altri gruppi criminali della città.

Secondo le risultanze investigative, i singoli pusher avrebbero fatto riferimento, per le esigenze contingenti dello spaccio e per la rendicontazione delle attività, a specifici locali che denominati “ufficio” e “magazzino”. Il primo sarebbe una vera e propria base logistica, ovvero il luogo dove avvenivano le riunioni del gruppo e la ricezione dello stupefacente da parte dei fornitori, dove si effettuava la cottura della cocaina, dalla quale veniva ricavato il crack, dove si procedeva al confezionamento della sostanza ed alla distribuzione delle dosi agli spacciatori incaricati della vendita al dettaglio.

L’ufficio si trovava nelle abitazioni delle famiglie Cacciatore e Linares, che si sono avvicendate nella gestione. Nell'”ufficio” gli addetti avrebbero ricevuto i proventi delle vendite da parte degli spacciatori e si sarebbero tenuti i ‘registri contabili’ con la rendicontazione delle attività quotidiane.

Il  “magazzino” invece sarebbe il luogo dove sarebbero state stipate le forniture di droga, ovvero le quantità in eccesso, che transitavano dall’ufficio per essere trattate e contabilizzate. Una strategia finalizzata ad evitare il rischio di ingenti sequestri in caso di perquisizioni nell’ufficio.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_video link=”https://youtu.be/mMiWZkkLAiU”][/vc_column][/vc_row]

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