La difesa presenta nuove prove: “Vittima deceduta in casa di testimone che ha occultato il corpo”
«Emanuele Nastasi è morto per overdose a casa del testimone, che ha bruciato l’auto e ha occultato il cadavere. Forestieri è innocente». A 10 anni di distanza dalla scomparsa dell’allora 34enne Nastasi, emergono particolari inquietanti sulla vicenda. Quanto meno, a detta dell’avvocato Carlo Taormina, difensore di chi è stato condannato per un omicidio di cui non esiste ancora il cadavere: Raffaele Forestieri, 46 anni, che sta scontando 18 anni e mezzo di reclusione. Taormina lo scorso giugno ha già chiesto la riapertura delle indagini sul caso Emanuele Nastasi, deceduto il 4 gennaio 2015 e ucciso, secondo quanto emerso dalle indagini, per un debito di droga di 80 euro.
Dalla ricostruzione di quanto accaduto nella notte tra il 3 e il 4 gennaio 2015 fatta dagli investigatori, Nastasi avrebbe comprato della droga successivamente risultata di scarsa qualità, e avrebbe protestato con gli spacciatori. Questo è bastato per farlo sparire definitivamente. Perquisizioni, intercettazioni telefoniche, testimonianze: tutto portava alla persona di Forestieri, a cui furono trovati in casa una pistola calibro 7,65 con matricola abrasa, 77 proiettili del medesimo calibro, 16 grammi di cocaina e 900 grammi di marijuana, oltre a circa 1200 euro in banconote di vario taglio. Forestieri è stato arrestato e condannato a 18 anni e 6 mesi di pena detentiva per omicidio preterintenzionale, e del corpo di Emanuele Nastasi non c’è stata mai traccia, nonostante una approfondita ricerca nel territorio pachinese. A giugno Carlo Taormina ha presentato sulla scrivania della Gambino un dossier. L’avvocato di fama nazionale ha chiesto alla procuratrice di riaprire le indagini poiché il suo assistito sarebbe innocente.
Adesso, però, ci sono nuovi elementi. Secondo il legale, intervistato da SiracusaPress, ci sarebbero le prove di non colpevolezza nei confronti di Forestieri. «E’ innocente – ha raccontato Taormina – sta in galera da cinque anni e ha subito una condanna in primo e secondo grado, ma ingiustamente». Secondo Taormina sono 4 i punti su cui fa leva l’innocenza di Raffaele “Rabbiele” Forestieri. Innanzitutto la questione delle testimonianze: ci sarebbero almeno due persone che avrebbero dichiarato di avere testimoniano il falso, ritrattando la prima versione su come erano andati i fatti; la perizia tecnica sulle celle telefoniche, che ha stabilito che i due (Nastasi e Forestieri) avrebbero avuto una conversazione telefonica nel raggio di 30 chilometri; il testimone chiave, che ha dichiarato di avere assistito alla morte di Nastasi per overdose; infine, una registrazione in possesso della difesa, deposita in Procura, in cui verrebbero ricostruiti in un racconto gli ultimi istanti di vita di Emanuele Nastasi. Una ricostruzione che per il legale di Forestieri, corrisponde a quanto accaduto realmente.
«C’è un testimone – ha dichiarato Carlo Taormina – di cui conosciamo nome e cognome, che ha dichiarato di avere assistito alla morte di Nastasi per una overdose mentre insieme si stavano drogando nella casa del testimone stesso, il quale, preso dalla paura, facendosi aiutare da altri di cui si conoscono i nominativi, bruciò l’auto di Nastasi – trovata vicino casa del testimone stesso – e occultò il cadavere».
Secondo la versione della difesa, Nastasi sarebbe deceduto per overdose e il corpo fatto sparire, per timore, da coloro che avevano assistito alla sua morte. Il proprietario della casa in cui è morto avrebbe raccontato la versione a diverse persone, se non poi negarla alle autorità competenti, una volta interrogato. E mai ha dato indicazioni circa il luogo dove sarebbe sepolto il corpo esanime di Emanuele Nastasi.
L’appello di Taormina alle autorità competenti punta a far scagionare Forestieri, affinché «non debba correre il rischio di incorrere nel passaggio in giudicato della sentenza di condanna – ha precisato Carlo Taormina – posto che il ricorso per cassazione è fissato per il 10 settembre».









