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Allarme pomodori da Spagna e Marocco: inchiesta francese rivela pesticidi pericolosi nell’80% dei campioni analizzati

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Inchiesta Que Choisir: 80% pomodori spagnoli e 50% marocchini con residui chimici pericolosi. Biologico sicuro, ma esperti consigliano prodotti locali e di stagione.

Un’indagine condotta in Francia ha lanciato l’allarme: molti pomodori venduti nei supermercati, in particolare quelli provenienti da Spagna e Marocco, contengono residui di pesticidi potenzialmente pericolosi per la salute.

Siamo abituati a trovare pomodori tutto l’anno, anche fuori stagione, ma il prezzo della loro “disponibilità continua” potrebbe essere alto. L’inchiesta, pubblicata dalla rivista Que Choisir, ha analizzato campioni raccolti nei punti vendita francesi tra il 2019 e il 2022, basandosi su dati ufficiali delle autorità sanitarie.

Su 120 pomodori francesi, 21 spagnoli e 33 marocchini analizzati, i risultati sono chiari: i pomodori locali presentano livelli molto bassi di sostanze chimiche, mentre quelli importati mostrano residui multipli, inclusi interferenti endocrini e molecole sospettate di essere cancerogene.

Più della metà dei pomodori marocchini e quasi l’80% di quelli spagnoli contenevano residui di pesticidi, contro appena il 15% dei prodotti francesi.
Ancora più preoccupante il dato sui principi attivi più pericolosi: quasi il 40% dei pomodori importati li presentava, rispetto al 6% dei campioni francesi.

L’inchiesta riguarda la Francia, ma è probabile che la situazione non sia troppo diversa anche in Italia, dove molti dei pomodori fuori stagione provengono dagli stessi Paesi.

Le analisi mostrano che nessuno dei pomodori biologici — indipendentemente dalla loro provenienza — contiene residui pericolosi. Tuttavia, “biologico” non equivale sempre a “sostenibile”, avvertono gli esperti francesi: in alcune aree, come Almería, in Spagna, la produzione intensiva continua a porre problemi di sfruttamento delle risorse idriche e diritti dei lavoratori.

In Francia e in Italia, invece, le aziende bio tendono a essere più piccole e controllate, ma anche in questo caso non mancano le criticità legate alla filiera.

La provincia spagnola di Almería è nota come l’“orto d’Europa”: centinaia di chilometri di serre di plastica forniscono gran parte dei pomodori venduti nei supermercati continentali.
Ma la produzione intensiva ha un prezzo: uso massiccio di pesticidi, consumo eccessivo d’acqua, accumulo di plastica e inquinamento delle acque.
La laguna del Mar Menor, devastata dalla proliferazione di microalghe causata dai fertilizzanti, è uno degli esempi più drammatici.

A tutto ciò si aggiungono le condizioni di lavoro precarie di migliaia di braccianti, spesso migranti, impiegati nelle serre con salari bassissimi, assenza di protezioni e alloggi di fortuna.

Ridurre il rischio è possibile.
Gli esperti consigliano di evitare i prodotti fuori stagione e di preferire pomodori locali o biologici, acquistati nei mercati contadini o tramite gruppi di acquisto solidale.
In questo modo si contribuisce non solo a tutelare la salute, ma anche a sostenere filiere più etiche e sostenibili.

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