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Sicilia, l’Isola ostaggio delle auto ma Siracusa terza per veicoli elettrici

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L’ultimo report Istat fotografa un’emergenza mobilità: l’Italia è prima in Europa per numero di vetture, ma la Sicilia supera ogni media con un parco veicoli vecchio, inquinante e da record

L’ultimo rapporto Istat sul parco veicolare 2024 restituisce l’immagine di un’Italia, e in particolare di una Sicilia, in cui la dipendenza dalle quattro ruote è quasi totale. A livello nazionale, il nostro Paese si conferma al primo posto nell’Unione Europea con 701 autovetture ogni 1.000 abitanti, staccando nettamente la media europea ferma a 578. Un parco circolante che fatica a rinnovarsi, dove i veicoli a combustibili fossili rappresentano ancora più del 90% del totale. In questo scenario, l’Isola non solo si allinea al trend nazionale, ma lo amplifica, trasformando il traffico in una vera e propria emergenza urbana e ambientale.

La fotografia scattata sui tassi di motorizzazione vede alcune province siciliane schizzare ai vertici della classifica:

  • Catania detiene il primato assoluto tra le città metropolitane, con lo sbalorditivo tasso di 824 autovetture ogni 1.000 abitanti.

  • Agrigento segue a brevissima distanza, attestandosi a quota 818.

  • Palermo, pur essendo la città più popolosa, registra il tasso più basso dell’Isola con 653 vetture ogni 1.000 abitanti (un dato che resta comunque molto alto se paragonato alle grandi capitali europee).

In termini pratici, nel capoluogo etneo circolano più auto che cittadini adulti, rendendo la gestione della viabilità e degli spazi urbani una sfida titanica.

Se il tasso di motorizzazione indica quante auto possediamo, la densità veicolare per chilometro quadrato ci dice quanto queste “pesino” fisicamente sulle nostre strade. E qui i numeri si fanno ancora più critici:

  • Il record di “soffocamento” spetta a Enna, con 5.189 veicoli per ogni chilometro quadrato di superficie urbanizzata.

  • Caltanissetta e Palermo seguono a ruota, rispettivamente con 4.931 e 4.480 veicoli per km².

  • L’unico territorio con un po’ di “respiro” spaziale è Trapani (2.146 veicoli per km²), pur mantenendo un tasso di possesso individuale piuttosto elevato (762).

Il vero tallone d’Achille della mobilità siciliana è l’anzianità dei mezzi. Questo ritardo nel rinnovo si traduce in un altissimo indice di potenziale inquinante, che calcola il rapporto tra vetture vecchie (fino a Euro 3) e quelle a basse emissioni:

  • Mentre nel Nord-est italiano l’indice di potenziale inquinante è sceso per la prima volta sotto quota 100, segnando un sorpasso delle auto più pulite su quelle inquinanti.

  • Catania si conferma maglia nera tra le grandi città con un indice di 156,6.

  • Enna e Agrigento si attestano rispettivamente a 150,4 e 146,9, mentre Palermo si ferma a 132,6.

Per ogni auto di nuova generazione, in Sicilia circolano in media una vettura e mezza estremamente inquinanti. Un dato che riflette il persistente divario economico: il rinnovo del parco auto richiede capacità di spesa che nel Mezzogiorno faticano a consolidarsi.

Nonostante un panorama dominato dalle alimentazioni tradizionali, emergono deboli segnali di transizione. La provincia siciliana più virtuosa per le auto a basse emissioni è Ragusa, con 130,8 veicoli green ogni 1.000 auto circolanti. Seguono Palermo (127,4) e Siracusa (120,5). In coda alla classifica regionale troviamo ancora Enna, con appena 76,1 veicoli a basse emissioni su 1.000.

I dati del 2024 ci consegnano una Sicilia intrappolata in un paradosso: un’Isola che ama l’automobile ma che ne è vittima. Senza un potenziamento radicale del trasporto pubblico locale, il rischio è che la regione resti ferma al semaforo, mentre il resto d’Europa accelera verso un futuro a zero emissioni.

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