Il monologo “Donne da buttare”, interpretato dall’attrice e cabarettista napoletana Rosalia Porcaro e portato in scena al teatro comunale di Priolo, è una galleria di ritratti canzonatori
Il ribaltamento dei ruoli tra la protagonista, la fiduciosa signora Carmela, e l’Intelligenza artificiale, umanizzata in Alessia, diviene esercizio di potere. Prima che cominciasse lo spettacolo – organizzato nell’àmbito del progetto “L’eredità di Eva” dall’associazione “Catarsi” e patrocinato dal Comune di Priolo (sindaco Pippo Gianni, vicesindaco Alessandro Biamonti) – è stato sottolineato come tale iniziativa voglia dare voce alle donne, in un àmbito in cui, invece, si vocifera di loro.
A dare il via al carosello di macchiette è stata, appunto, la signora Carmela, suocera ignorante, costretta da Alessia a immedesimarsi in altre donne per condividere la loro parabola umana – l’amore, le dinamiche familiari, i cambiamenti della nostra epoca – e vibrare alla stessa frequenza. Carmela, con i suoi calembour e arguzie sottili – “Ho sofferto da quando ero piccolina, sono la prima di 10 figli, dunque la ‘maggiorata’; durante la prima gravidanza stavo tutti i giorni a vomitare, lo dovevo capire subito che questo figlio mi stava sullo stomaco; per Natale vengono tutti da me, figli, nipoti, friggo a lungo, sono l’unta del Signore” –, si è tramutata, poi, in una badante rumena, Svetlana, che vorrebbe mettere a tacere i pregiudizi: “Il signor Gaetano è tanto buono con me, ma fa sempre mano morta. La sua maledizione è stato il viagra, prendere viagra e aspettare un’ora e poi lui dimenticato completamente quello che doveva fare”.
E mentre Svetlana intreccia le sue peripezie, Alessia, ancora una volta, le detta la parola d’ordine: empatia. E così la signora Carmela, in un batter d’occhio si sveste e si traveste; questa volta è una ragazza il cui fidanzato al telefono le confessa di avere un’altra: “Ce l’hai da una settimana e me lo confessi ora? I mariti delle mie amiche, fortunate loro, glielo hanno svelato dopo anni e anni di sotterfugi”. Alessia cinicamente gira ancora la ruota, un cerchio fatale che mostra il marcio e annienta; Carmela deve rapportarsi con la signora Sundam, proveniente da Kabul: “Da noi gli uomini si sposano con più mogli, in Occidente tenete l’amante. Io sono stata sfortunata, mio marito ha scelto solo me; da sola, dunque, mi tocca lavare, stirare, cucinare”.
L’esilarante spettacolo, che incanta e interroga, che mette in scena l’invisibile, ha raggiunto il diapason con la recita di una casalinga che, quando chiede al marito Michele di portarla in viaggio all’isola di Capri o di Ischia, lui le risponde: “All’isola ecologica. Sei da buttare”. “L’amore può tutto, è il motore della vita. Noi avevamo trovato il motore, ma perso la vita. Mio marito non era un uomo, ma un ordigno”. E il miraggio, i pensieri, i bisogni che diventano sogni, tracciano anche la fantasmagoria di un’anima nera.











