Aggiornato al 19/05/2026 - 19:06
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Agitazione

Sciopero degli addetti pulizie all’Isab: giovedì si fermano i lavoratori BSF

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Teresa Pintacorona, segretaria generale territoriale della Fisascat Cisl: “Le nostre richieste non sono state accolte e i lavoratori hanno ribadito la loro ferma contrarietà a quanto proposto”

Braccia incrociate e intera giornata di mobilitazione per i lavoratori della BSF S.r.l., la società che gestisce il servizio di pulizie all’interno dello stabilimento Isab di Priolo.

La sigla sindacale Fisascat Cisl territoriale ha ufficialmente indetto uno sciopero per giovedì 21 maggio 2026. La decisione è arrivata al termine dell’ultimo e infruttuoso confronto con i vertici dell’azienda, subentrata nell’appalto alla fine dello scorso mese di aprile.

Alla base dell’astensione dal lavoro c’è il mancato accordo sui nuovi contratti individuali proposti dalla BSF, che andrebbero a modificare in modo sostanziale e penalizzante le condizioni precedentemente applicate ai dipendenti.

I lavoratori hanno respinto con fermezza il nuovo piano aziendale. A seguito della modifica degli orari di accesso decisa dalla committente Isab, la BSF ha infatti deciso di eliminare i turni notturni, spalmando il monte ore su sei giorni settimanali (dal lunedì al sabato). Questa rimodulazione comporta pesanti conseguenze per i dipendenti:

  • Una netta decurtazione oraria.

  • Una conseguente e grave riduzione economica in busta paga.

A spiegare le criticità dell’operazione è Teresa Pintacorona, segretaria generale territoriale della Fisascat Cisl, che denuncia un atteggiamento di chiusura da parte della dirigenza.

“Si tratta di un’impostazione che non viene incontro alle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti – dichiara Pintacorona –. L’eliminazione del lavoro notturno pesa, inoltre, sulle previste indennità con la conseguente perdita delle ulteriori maggiorazioni garantite dal CCNL Multiservizi”.

La vertenza, apertasi formalmente in occasione del cambio d’appalto il 29 aprile scorso, ha già visto i lavoratori in stato di agitazione per due settimane. Lo sciopero è stato proclamato dopo che l’ennesimo tavolo di trattativa si è chiuso con una fumata nera.

“Abbiamo provato in tutti i modi a far desistere la nuova azienda da questo programma di lavoro – conclude la segretaria generale Fisascat –. Le nostre richieste non sono state accolte e i lavoratori hanno ribadito la loro ferma contrarietà a quanto proposto. Una mancanza di piena apertura che non consente, a questo punto, ulteriori margini di confronto”.

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