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Antigone 2026

“Il Teatro Greco ti guarda dentro”: Ilaria Genatiempo racconta Euridice nell’Antigone di Siracusa

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Genatiempo:”Non importa quante volte ci sei stato: ogni volta è diverso.” La sfida di un personaggio silente che deve comunicare solo attraverso il corpo. E il parallelo tra il testo antico e il presente

SIRACUSA – “È un teatro che ti guarda dentro”. Così Ilaria Genatiempo racconta l’esperienza sul palcoscenico del Teatro Greco di Siracusa, dove interpreta Euridice nell’“Antigone” di Sofocle nell’ambito delle Rappresentazioni Classiche della Fondazione INDA.

Un luogo unico, capace di mettere alla prova anche gli attori più esperti. “Non importa quante volte ci sei stato – spiega – ogni volta è diverso. La prima resta indimenticabile, ma poi c’è l’impatto con il pubblico: li vedi, sono tanti, e percepisci tutto”.

“È come stare sotto una lente”

Il Teatro Greco, con la sua imponenza, ribalta le regole della scena. “Si pensa che, essendo uno spazio così grande, i dettagli si perdano. È l’opposto: è come essere sotto una lente di ingrandimento. Tutto si vede, anche più che in un teatro chiuso”.

Una dimensione che richiede concentrazione assoluta. “È come stare nella natura: quando sei in immersione o in montagna devi essere presente, connesso. Qui è lo stesso. Se perdi quella connessione, smetti di comunicare. E per un attore è la cosa peggiore”.

Nel ruolo di Euridice, figura spesso marginale nel testo, Genatiempo trova una sfida tutta nuova. “È un personaggio silente per gran parte della tragedia. Io amo lavorare sulla parola, ma qui la parola non c’è. Tutto quello che la rende tridimensionale non viene detto: deve passare attraverso il corpo, lo sguardo, la presenza”.

Una scelta rafforzata dalla regia, che amplia la sua presenza in scena. “Il regista mi ha chiesto di esserci più di quanto previsto dal testo. È una sfida ulteriore, perché ogni gesto deve essere significativo”.

Il momento chiave arriva con la notizia della morte del figlio. “La sua reazione è di dolore contenuto, quasi trattenuto al massimo grado. Se ne va in silenzio e poi sceglie di togliersi la vita”.

Un passaggio che, secondo l’attrice, dialoga con l’attualità. “C’è un parallelo molto forte con il presente: figure di potere che si sentono onnipotenti, dinamiche che vediamo anche oggi. Euridice è accanto a questo tipo di figura maschile e rappresenta un equilibrio difficile, imposto da una società precisa. È stata una grande sfida restituire questo rapporto”.

Sul palco di Siracusa, dunque, il mito antico continua a interrogare il presente. “Il parallelismo è evidente – conclude Genatiempo – e anche preoccupante. Ma è proprio questo che rende il teatro ancora necessario”.

E mentre il pubblico riempie le gradinate di pietra, ogni sera, il Teatro Greco conferma la sua natura: non solo luogo di spettacolo, ma spazio vivo dove il dettaglio diventa linguaggio e il silenzio, a volte, dice più di mille parole.

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