Il pronunciamento interlocutorio evidenzia possibili “effetti caducanti” sulla costituzione della società mista. Al centro: i commissariamenti del 2025 e le prerogative di Avola, Francofonte, Portopalo e Carlentini
CATANIA — Il rischio che Aretusa Acque S.p.A. venga travolta dal contenzioso amministrativo che ruota attorno ai commissariamenti regionali nel servizio idrico siracusano diventa adesso concreto. Il Tribunale Amministrativo Regionale di Catania dispone l’estensione del contraddittorio ad Aretusa Acque S.p.A. e ai Comuni soci.
Con una decisione interlocutoria emessa ieri, il Tribunale amministrativo regionale di Catania ha disposto l’estensione del contraddittorio proprio nei confronti della società mista Aretusa Acque S.p.A. e di tutti i Comuni soci coinvolti nella governance del nuovo gestore unico provinciale.
Una mossa che rischia di aprire una frattura istituzionale e politica capace di mettere in discussione l’intero impianto costruito negli ultimi mesi attorno alla gestione del servizio idrico integrato nel Siracusano.
Il contenzioso nasce dai ricorsi presentati contro i commissariamenti disposti nella primavera del 2025 dall’assessore regionale Roberto Di Mauro nei confronti di alcuni Comuni dell’ambito territoriale.
Nel provvedimento, il Tar evidenzia come l’eventuale accoglimento del ricorso potrebbe produrre “effetti caducanti” sugli atti relativi alla costituzione della stessa Aretusa Acque S.p.A..
Al centro dello scontro ci sono soprattutto le prerogative dei Comuni rimasti fuori dagli equilibri politici che hanno accompagnato la nascita della società mista, tra cui Avola, Francofonte, Portopalo di Capo Passero e Carlentini.
Secondo i ricorrenti, i commissariamenti avrebbero compresso illegittimamente le prerogative degli enti locali, incidendo non soltanto sul versamento delle quote societarie ma anche sulla costituzione della governance e sulla nomina degli organi sociali.
Nelle carte depositate al Tar si contesta inoltre l’estensione dei poteri sostitutivi sino alla fase genetica della società, ritenuta sproporzionata e lesiva dell’autonomia comunale.
La decisione definitiva è stata rinviata all’udienza pubblica del 3 dicembre 2026, ma il pronunciamento interlocutorio rappresenta già una scossa politica e amministrativa per il sistema idrico provinciale.
Il nodo riguarda infatti non soltanto la tenuta giuridica della società mista, ma anche il futuro assetto del servizio idrico in una provincia che da anni vive ritardi, commissariamenti e tensioni istituzionali.
Sul tavolo resta anche il tema del rispetto delle scadenze collegate agli investimenti e agli obiettivi del PNRR, richiamati nelle memorie difensive dell’Assemblea territoriale idrica e della Regione Siciliana.










