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Riserva Ciane-Saline, ambientalisti replicano a Giansiracusa: “Telerilevamento non spegne l’abbandono”

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L’intervento di Ansaldi e Iapichino: “La tecnologia non cancella la mancata prevenzione, l’area è una polveriera a cielo aperto”

Non si placano le polemiche sulla tutela e la salvaguardia della Riserva Naturale Orientata Fiume Ciane e Saline di Siracusa dopo i recenti roghi che hanno devastato l’area protetta. Gli ambientalisti Giuseppe Ansaldi e Carmelo Iapichino intervengono duramente in risposta alle dichiarazioni del Presidente del Libero Consorzio Comunale di Siracusa, Michelangelo Giansiracusa, contestando la scelta di rivendicare il futuro progetto di telerilevamento e Intelligenza Artificiale da oltre 700 mila euro di fronte alle attuali emergenze del territorio.

Secondo gli esponenti del tavolo tecnico, la tecnologia satellitare e i sensori avanzati previsti tra fine 2026 e inizio 2027 non possono mascherare l’assenza strutturale delle più basilari misure di contrasto al fuoco e di cura dell’ecosistema umido.

L’analisi punta il dito contro la carenza di manutenzione ordinaria e straordinaria, indicata come la vera causa della violenza delle fiamme:

  • Polveriera di combustibile: la stratificazione di biomassa secca, la mancata pulizia delle banchine stradali, l’assenza di viali parafuoco e il proliferare incontrollato dei canneti hanno trasformato la riserva in un ambiente ad altissima infiammabilità;

  • Assenza di vedette fisse: mancata istituzione di presidi di avvistamento a terra durante le giornate di allerta meteo rossa, nonostante l’estensione territoriale contenuta dell’oasi;

  • Mancanza di squadre di primo intervento: assenza di un nucleo operativo interno dislocato stabilmente per spegnere sul nascere i focolai prima del propagarsi dell’incendio;

  • Accordi con la Forestale disattesi: mancata applicazione dell’articolo 4 della convenzione di affidamento, che imponeva il raccordo strategico e operativo con il Corpo Forestale della Regione Siciliana;

  • Tavoli tecnici e fondi FESR: respinta l’accusa di pregiudizio ideologico, denunciando come la programmazione dei 5 milioni di fondi comunitari FESR sia rimasta chiusa a modifiche sostanziali proposte dai partecipanti.

La nota ribadisce l’urgenza di interventi concreti di manutenzione e controllo sul campo:

«La tecnologia individua il fumo, non spegne le fiamme né elimina il combustibile: scambiare il termometro per la cura non risolve il problema. All’Ente Gestore chiediamo conto del presente e di anni di omissioni. La tutela dell’ambiente richiede atti concreti, presidio del territorio e manutenzione costante, non annunci o fughe in avanti sul 2027». — Giuseppe Ansaldi e Carmelo Iapichino

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