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Asp Siracusa, archiviata l’inchiesta sull’ex direttore generale Alessandro Caltagirone

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Il Tribunale di Palermo conferma la totale estraneità ai fatti contestati al manager, dimessosi dall’incarico dopo l’apertura dell’indagine

SIRACUSA – Si chiude con l’archiviazione la vicenda che ha coinvolto l’ex direttore generale dell’Asp di Siracusa, Alessandro Caltagirone. Il direttore generale dell’Asp si era autosospeso dall’incarico a seguito dell’inchiesta della procura di Palermo che lo vedeva tra i 18 indagati per appalti pilotati nella sanità siciliana.

Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Palermo su richiesta della Procura della Repubblica, conferma la totale estraneità ai fatti che furono contestati al manager e per i quali, nel rispetto delle istituzioni e dell’operato della magistratura, l’ingegner Caltagirone aveva scelto di dimettersi dal suo incarico di dirigente pubblico.

Richiamando le decisioni assunte dal Gip e dal Collegio del Riesame, la Procura ha messo in evidenza come da parte di Caltagirone non ci sia stata alcuna adesione alle richieste dei privati e anzi, come dal suo comportamento, emergano “atteggiamenti di prudenza e distacco incompatibili con la prova di un accordo corruttivo”.

“Ci sono decisioni giudiziarie che chiudono un procedimento. E ce ne sono alcune che, oltre a chiudere un procedimento, restituiscono una persona alla verità della propria storia”, dichiarano gli avvocati Giuseppe Seminara e Pietro Canzoneri, difensori di Caltagirone. “È un provvedimento su cui confidavamo, che conferma le decisioni richiamate dal Giudice per le Indagini Preliminari, poi ribadite anche dal Collegio del Riesame”.

Nella prima ordinanza il Gip aveva chiarito: “Va, in ogni caso, osservato che, anche dal tenore delle conversazioni intercettate nei giorni successivi all’incontro, era sufficientemente chiaro come la posizione di Caltagirone rispetto alle richieste inerenti alla gara indetta dall’Asp di sua competenza non fosse stata di certo accondiscendente, ma piuttosto scostante, e come le sue risposte fossero state vaghe o come comunque di certo non avessero soddisfatto le aspettative degli interlocutori”. E ancora: “Non emergono, invero, dalla complessiva lettura del compendio indiziario gravi elementi idonei a comprovare l’asservimento, da parte del pubblico ufficiale, della sua funzione in favore degli interessi manifestati dai privati, né la dimostrazione di mera disponibilità a compiere in futuro atti contrari ai doveri del proprio ufficio, né ancora l’esercizio della propria ‘influenza’ sui commissari di gara”.

Una tesi avvalorata anche dal Collegio del Riesame, continuano i legali, che la seconda ordinanza ha ulteriormente precisato: “Allo stato degli atti, non risulta individuabile un intervento posto in essere (o anche solo promesso) dal direttore generale Caltagirone Alessandro in favore della società Dussmann idoneo a integrare la condotta tipica prevista dall’articolo 319 del Codice Penale”. Viene anche riportato, proseguono gli avvocati, che “Non vi è, inoltre, alcuna evidenza che il Caltagirone abbia esercitato pressioni sulla stazione appaltante; i commissari asserivano, al contrario, di non aver mai avuto contatti diretti con lui”.

L’ordinanza conclude che “la tesi accusatoria si fonda su un’ipotesi ricostruttiva meramente congetturale e non corroborata da indizi gravi, precisi e concordanti, risultando contrastata sia dalla dinamica degli eventi sia dalle reazioni dei soggetti coinvolti”.

“Il decreto di archiviazione ha restituito chiarezza e dignità ad una storia professionale e umana profondamente segnata da quanto occorso, confermando la correttezza dell’operato di un manager che ha sempre rivendicato l’esercizio del proprio ruolo nell’esclusivo interesse della collettività”, concludono i legali.

“Il provvedimento emesso dal Gip di Palermo rappresenta per me e per i miei cari molto più di una semplice pronuncia giudiziaria: è il momento in cui si torna a vedere la luce dopo mesi di profondo smarrimento, incredulità e sofferenza”, dichiara Alessandro Caltagirone. “Affrontare il peso dei sospetti e l’ombra del dubbio significa subire un logoramento che tocca la parte più intima dell’animo. È una sofferenza che coinvolge la famiglia, gli amici, i collaboratori, tutti coloro che conoscono la tua storia e faticano a riconoscerti nel racconto che improvvisamente viene costruito attorno a te”.

“Pur se emotivamente provato, non è mai venuta meno la fiducia nelle istituzioni e nella giustizia. Ho sempre confidato nell’accertamento della verità, e questa convinzione mi ha dato la forza di guardare avanti. In questo contesto va letta la scelta, immediata e dolorosa, di dimettermi dall’incarico di direttore generale: un gesto compiuto esclusivamente per rispetto delle istituzioni, volto a garantire la piena libertà degli accertamenti giudiziari ed a preservare il prestigio dell’azienda, pur nella convinzione della correttezza del mio operato”.

“Ciò che oggi, sul piano morale e professionale, rappresenta per me la più autentica gratificazione è il riconoscimento della verità dei fatti, espresso nelle motivazioni giudiziarie richiamate dal provvedimento di archiviazione”, prosegue Caltagirone. “Dalle prove più dure non si esce soltanto con una verità ristabilita: si può uscire con maggiore forza, con ancora più determinazione e con la stessa disponibilità di sempre a mettere esperienza, competenza e passione al servizio di nuove sfide”.

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