La V sezione penale respinge il ricorso del militare in servizio a Gela, che con le proprie credenziali aveva controllato l’ex coniuge e persone a lei vicine, e rende definitiva la pena di un anno e sei mesi
Diventa definitiva la condanna a un anno e sei mesi per un carabiniere in servizio a Gela, che aveva utilizzato le proprie credenziali di accesso alla banca dati dell’Arma per controllare l’ex moglie e alcune persone a lei vicine. La V sezione della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dall’imputato, G. G., contro le sentenze pronunciate in primo e in secondo grado.
I fatti risalgono al gennaio del 2020. Il procedimento era nato su impulso dei superiori del militare, che avevano segnalato l’uso anomalo delle sue credenziali.
In questi anni i legali delle parti civili hanno condotto un’ampia attività di indagini difensive, che ha permesso di accertare anche i controlli illeciti effettuati dal carabiniere nei confronti di altre persone. Le verifiche hanno inoltre documentato la falsità delle dichiarazioni rese da un collega, oggi in pensione, nei cui confronti gli atti sono stati trasmessi alla Procura di Gela per l’ipotesi di falsa testimonianza.
Con il pronunciamento dei giudici di legittimità il procedimento a carico del militare si conclude e la pena non è più impugnabile.







