Pnrr sanità, Cirone Di Marco e Fucile:” Concluso primo step con manchevolezze e ritardi causati dalla Regione”

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“Il primo step dell’attuazione del PNRR Sanità Sicilia si è concluso, mettendo in evidenza manchevolezze e ritardi maturati a seguito della mancata azione concertativa con i territori e le forze sociali portata avanti dall’ Assessorato Regionale alla Salute.” Ad affermarlo sono Marika Cirone Di Marco ( PD Sanita’) e Antonella Fucile (PD Sostenibilità Sociale)

In questo primo step l’attenzione è stata concentrata su numeri e allocazioni delle strutture di comunità e territoriali, cioè sul 41% delle risorse messe a disposizione dalla Component 1 del Piano in funzione della riorganizzazione e rivisitazione della Medicina territoriale .

“Il dibattito non si è nemmeno aperto per quanto riguarda la ripartizione del 59% di finanziamenti previsti nella Component 2 finalizzato all’ammodernamento tecnologico e digitale, al consolidamento antisismico dei presidi (previsti circa 300 interventi a livello nazionale), alla formazione e alla ricerca : tutti temi centrali per consentire all’offerta sanitaria provinciale di fare un salto di qualità nell’innovazione, nella sicurezza, nell’aggiornamento del personale. Sono rimaste sottotraccia le richieste dell’Asp per le sostituzioni di macchinari di grandi dimensioni , vecchi di 5 anni, quelle per la digitalizzazione dei nostri D.E.A., i progetti antisismici , o ancora come si stia rispondendo all’organizzazione della telemedicina, la cui piattaforma va a gara in questo mese di marzo. Accadrà, come già accaduto, che in assenza di un tavolo di ascolto e condivisione tra Asp, Conferenza provinciale dei Sindaci, forze sociali, Regione, le scelte saranno comunicate quando a maggio Ministero e Assessorato Regionale sigleranno il Contratto Istituzionale di Sviluppo? Sara’ comunicato, una volta di più a scatola chiusa, in quella Sede quali saranno i singoli interventi, le localizzazioni, i cronoprogrammi, le responsabilità dei contraenti, i criteri di valutazione e di monitoraggio? Facile prevedere che se andrà così una tale impostazione negherà i criteri basilari del PNRR Sanità, la prossimità e l’uguaglianza e saranno a rischio gli esiti di quella che e’ stata presentata come la «rivoluzione» della medicina territoriale . Sia lecito sollevare dubbi sulla riuscita di questa “svolta copernicana”. Senza il coinvolgimento delle comunità locali, degli ordini professionali di medici, personale tecnico, sanitario, socio-sanitario delle organizzazioni sindacali, dell’associazionismo di scopo è difficile immaginare che il processo di cambiamento potrà realizzarsi nelle modalità auspicate tanto lontana la provincia è da quell’orizzonte. Tuttavia la questione sanitaria ha assunto sempre più centralità nel nostro territorio e a seguito del Covid le comunità hanno affinato sensibilità e consapevolezza dell’urgenza di riequilibrio della nostra offerta sanitaria rispetto alla sanità di altre province . Sulla propria pelle i cittadini hanno vissuto i gap e le storture di precedenti riforme o la visione burocratica del DM 70: esse hanno lasciato grandi margini di disagio per un eccesso di astrattezza e una scarsa conoscenza delle situazioni territoriali, a partire dai differenti punti di partenza. Oggi, il quadro di riferimento ci rassegna concrete opportunità e non passa giorno che il Ministro della Salute, colmando il ritardo sulla integrazione socio-sanitaria, non rassicuri su risorse finanziarie aggiuntive al PNRR , dai 625 milioni del PN Equità della salute contro la povertà sanitaria e a favore di medicina di genere, consultori, screening oncologici, all’incremento di 2 miliardi del Fondo per Salute del Bilancio dello Stato , o sui nuovi indirizzi del DM71, volti a favorire un’effettiva integrazione del piano sanitario e del piano sociale. Ma la mancanza di visione comune e di coesione sociale, già manifestatasi e sponsorizzata in una rincorsa da affanno pre elettorale, può consegnare la provincia alla sua definitiva residualità sociosanitaria e al vassallaggio rispetto ad altre province, l’una e l’altro rafforzati da gravi carenze nella dotazione organica e nelle professionalità specialistiche . Per migliorare la qualità dell’offerta sanitaria, acquisire concorrenzialità e frenare la pesante mobilità passiva ,occorre fare coralmente passi decisivi verso l’implementazione quali/ quantitativa del personale, l’assorbimento del personale assunto per il Covid, la ridefinizione rigorosa e puntuale dei rapporti con i MMG. Le mura di 12 case di comunità, di 5 ospedali di comunità, di 4 centrali operative territoriali non staranno in piedi se non riceveranno il supporto pieno delle professionalità necessarie previste e delle migliori tecnologie.”

“Su questi aspetti fondamentali la Conferenza provinciale dei Sindaci è chiamata ad aprire una vertenza con l’Assessorato Regionale concordando con le forze sociali e politiche e coinvolgendo il management dell’Asp in un ragionamento costruttivo di prospettiva – concludono – a meno che non si voglia dar ragione ancora una volta al Gattopardo e ai suoi instancabili proseliti siciliani.”

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