Le amministrative del 2023 a Siracusa saranno senza dubbio ricordate come quelle con il più alto tasso di reticenza sui candidati alla carica di sindaco.
Dal “no” di Titti Bufardeci in poi, i motivi sono essenzialmente di natura politica ma anche logistico-pratica, nel senso che molto spesso i potenziali candidati si sono ritrovati a declinare l’offerta perché, oggettivamente, il ruolo di primo cittadino racchiude in sé molte più insidie che onori, specie dopo quanto accaduto negli scorsi anni con la pandemia di covid.
“Sono rogne!” è la parola magica che spesso viene associata al ruolo di sindaco, una verità inoppugnabile che però non può giustificare un fuggi-fuggi generale da un ruolo che comunque è fondamentale per la tenuta stessa di una comunità cittadina.
Francesco Italia, sindaco uscente, da questa situazione di incertezza generale ha indubbiamente tratto soltanto vantaggi, sia perché, senza una vera opposizione in consiglio comunale, anzi senza consiglio comunale, in questi anni ha potuto fare le proprie scelte in maniera totalmente libera da qualsiasi influenza esterna, sia perché, secondo una tradizione ormai consolidata, sta impegnando tutte le risorse disponibili per rimettere “in forma” la città proprio negli ultimi mesi della sua sindacatura, gestendo con maestria la comunicazione istituzionale in modo da lasciare fresco ai cittadini, fino alle urne, il ricordo dei tanti cantieri e delle strade rifatte in città.
Nessun candidato “di peso”, tranne Michele Mangiafico – a cui va dato atto di aver portato a termine un processo di certosina preparazione a queste elezioni ma che difficilmente sfocerà poi in una candidatura conclamata – ha “infastidito” la lunga campagna elettorale del sindaco uscente fino ad oggi ma i tempi adesso stringono e serve, se si vuole ambire almeno al ballottaggio, un approccio unitario, con candidati forti e di grande appeal.
Quello di Renata Giunta, venuto fuori dalla “Brigata rosa”, costola del centrosinistra aretuseo, è uno di quei nomi che farebbero un gran bene alla politica. Non (soltanto) perché avremo finalmente una donna candidata sindaca, ma perché avremo una donna preparata candidata sindaca; non (soltanto) perché è giovane, ma perché è giovane e competente. Si tratta insomma di una ventata di aria fresca che improvvisamente rischia di svecchiare non soltanto l’area progressista, ma l’intera politica cittadina.
La figura di Renata è conosciutissima tra gli addetti ai lavori, è un nome che significa professionalità e spesso sostanziosi fondi europei intercettati a favore di molti enti pubblici locali, ma pecca un po’ di conoscenza verso il grande pubblico. E la sfida della coalizione sarà proprio questa, ossia impiegare questi 60 giorni scarsi per farla conoscere e apprezzare appieno anche alla comunità dei siracusani che potranno scegliere, finalmente, anche una giovane donna tra chi guiderà la loro città.
Quello del cambio generazionale della politica non è però problema di poco conto, basti vedere il caso Gianni a Priolo Gargallo, al netto delle questioni giudiziarie: a quasi 76 anni, l’ex sindaco dimissionario ha recentemente deciso di ripresentarsi, sparigliando le carte, ma i suoi avversari, a partire dal più quotato e cioè Alessandro Biamonte, ma anche Michela Grasso e Giorgio Pasqua, sono giovani e capaci, con visioni diverse e inevitabilmente più moderne. Sebbene l’età non sia mai stata un problema per un uomo dal carisma di Pippo Gianni, è chiaro però che non può più essere un elemento da non tenere in considerazione.
Carianni a Floridia, Cannata ad Avola, Caiazzo a Buccheri, Giansiracusa a Ferla, Carta a Melilli, La Pira a Buscemi sono soltanto alcuni esempi di sindaci giovani, giovanissimi nel caso di Floridia, che hanno comunque dato un forte contributo di innovazione alle loro comunità. I tempi sembrano davvero maturi per questa piccola rivoluzione anagrafica.
La candidatura di Renata Giunta, a prescindere del risultato, è dunque una bella notizia perché ha infranto alcuni tabù della politica siracusana e perché, agitando le acque ristagnanti del dibattito elettorale, può finalmente smuovere dal torpore gli altri protagonisti, facendo convergere i litigi e i veti incrociati delle ultime settimane in candidature degne del blasone del capoluogo.












