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In una delle estati più calde degli ultimi anni, un lungo e angosciante blackout lascia al buio mezza provincia di Siracusa
Chiudete gli occhi ed immaginatevi una notte afosa, umida e appiccicaticcia, l’impossibilità di utilizzare qualunque apparecchiatura elettrica che porti sollievo, neppure il più umile dei ventilatori; tutto questo per una notte a cui seguirà una normale giornata di lavoro e di scuola, da affrontare freschi (?) e riposati (??).
Ma non basta: immaginatevi di non avere più acqua fresca da bere, di non poter ricaricare smartphone e tablet, con i quali dovrete centellinare la batteria, perché avendo parenti in là con l’età, non possiamo certo permetterci di restare irreperibili, non si sa mai.
Immaginatevi poi di dover buttare il cibo surgelato, le scorte acquistate di recente, non certo a poco prezzo; c’è poi una bimba piccola, che ha paura del buio, che non può giocare né guardare la Tv ed è dunque inquieta.
Ciliegina sulla torta, poiché l’acqua in tutto il palazzo è collegata a due pompe elettriche, immaginatevi infine di non avere neppure acqua corrente per lavarvi la faccia, per lo sciacquone del water, per una doccia rigenerante e rinfrescante.
Tutto questo, per oltre 14 ore. Se non è la descrizione dell’inferno, poco altro davvero ci vuole.
Comunicazione, questa sconosciuta
Certo, i guasti possono accadere, specie in un periodo di alto stress delle reti come questo. Quello che non può essere tollerabile, nel 2023, è la mancanza totale di comunicazione da parte del gestore della rete che, tramite la sua app ufficiale, prima abbozza orari stimati di riattivazione (“mezzanotte e mezza”, poi “due e mezza” e infine “indefinito”) per poi abbandonarci ad uno scarno “Scusate per i disagi”, davvero inaccettabile considerato il contesto.
Piano “B”, questo sconosciuto
Ma quando la situazione diventa così grave, specie nel contesto sopra evidenziato, non è neppure immaginabile restare senza un piano alternativo per la popolazione, come l’installazione di generatori provvisori per garantire almeno i servizi base; la sensazione, inutile negarlo, era quella di essere abbandonati a noi stessi.
Non si più parlare di emergenza, perché le estati torride e gli aumenti delle richieste energetiche sono ormai una routine annuale; ma a fronte di bollette salate e pur tuttavia puntualmente pagate, ci pare il minimo garantire comunque una manutenzione adeguata per la rete nonché un minimo di standard per il servizio che non è certo un lusso o un capriccio ma, in alcuni casi, è anche necessario per la sopravvivenza fisica degli utente (ad esempio attaccati a macchine salva-vita).
Il nostro pensiero va a chi è ancora senza luce, a chi ha un anziano in casa e magari non può uscire perché l’ascensore non funziona, alle attività economiche che hanno perso soldi e danneggiato merce, a chi semplicemente vorrebbe passare senza troppi disagi questi giorni di fuoco: tranquilli, prima o poi la luce tornerà ma, nel frattempo…scusate per il disagio!
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