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Cantina Marilina a Vinitaly: da Noto la rivoluzione sostenibile dei vini “low alcol” naturali

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L’azienda della famiglia Paternò lancia due nuove etichette rifiutando le scorciatoie industriali. “Il nostro obiettivo non è togliere qualcosa, ma trovare un nuovo equilibrio”

Il palcoscenico internazionale di Vinitaly si prepara ad accogliere un’importante innovazione che parte direttamente dal cuore del sud-est siciliano. Cantina Marilina, solida e apprezzata realtà vitivinicola di Noto, si presenta alla fiera di Verona con due nuove etichette che segnano una presa di posizione chiara, consapevole e profondamente identitaria nel nascente panorama dei vini a basso contenuto alcolico.

Un segmento di mercato, quest’ultimo, oggi al centro di profonde trasformazioni, guidato dalle nuove tendenze salutistiche e da un’evoluzione consapevole dei consumi a livello globale.

Negli ultimi anni, la crescente attenzione al benessere fisico ha generato nuove, pressanti esigenze di mercato. Cantina Marilina, da sempre attenta alle dinamiche del settore vitivinicolo senza mai tradire le proprie radici, ha deciso di rispondere a questa domanda con due nuovi vini: un bianco da Catarratto Mantellato e un rosso da Nero d’Avola.

Entrambe le etichette sono caratterizzate da un basso contenuto alcolico, ma si distinguono per la capacità di esprimere pienamente l’identità, l’equilibrio sensoriale e la forza del nostro territorio. Il lavoro della cantina di Noto si è concentrato non solo sulla varietà simbolo dell’areale (il Nero d’Avola), ma anche su un meticoloso lavoro di recupero della biodiversità per il Catarratto Mantellato, attingendo al materiale genetico dei vigneti già esistenti in azienda per preparare le nuove barbatelle.

Nel suo percorso di ricerca e sviluppo, l’azienda siracusana ha compiuto una scelta etica e radicale: escludere totalmente la pratica industriale della “dealcolizzazione”. Un processo chimico e meccanico ritenuto snaturante per il vino, capace di privarlo della sua struttura e del suo naturale equilibrio.

“Il nostro obiettivo non è togliere qualcosa al vino, ma trovare un nuovo equilibrio senza tradirne l’anima – racconta Marilina Paternò –. Crediamo che il consumatore di oggi cerchi consapevolezza, non compromessi. Per questo abbiamo scelto una strada più impegnativa, ma autentica: lavorare meglio in vigna per ottenere naturalmente un vino più leggero, integro e rispettoso dell’ambiente”.

I vini dealcolati, infatti, risultano spesso impoveriti nei profumi a causa delle complesse tecnologie applicate. A questo si aggiunge un tema centrale per la famiglia Paternò: l’ecologia. Rimuovere l’alcol in laboratorio richiede elevati consumi di acqua ed energia elettrica, andando nella direzione diametralmente opposta rispetto ai rigidi criteri di rispetto ambientale che guidano il lavoro quotidiano a Noto.

L’approccio adottato da Cantina Marilina è puramente agricolo, pragmatico e rispettoso dei ritmi della natura. La cantina ha scelto di intervenire direttamente sui filari, adottando tecniche agronomiche mirate:

  • Allungamento della potatura.

  • Aumento del numero dei grappoli per pianta.

  • Incremento della resa per ettaro (mantenuta comunque al di sotto dell’eccellente soglia degli 80 quintali per ettaro).

  • Anticipo della vendemmia rispetto al normale periodo di maturazione.

  • Vinificazione secondo metodi tradizionali, con una macerazione di poche ore.

A sintetizzare questa filosofia produttiva è Angelo Paternò: “Non volevamo inseguire una moda, ma trovare una risposta coerente con il nostro modo di fare vino. Per noi il vino nasce in vigna, non in laboratorio. Abbassare il grado alcolico attraverso scelte agronomiche e di raccolta significa rispettare l’identità del vitigno. La dealcolizzazione è una scorciatoia che non sentiamo nostra”.

I due nuovi vini “low alcol” apriranno ufficialmente le degustazioni al Vinitaly, unendosi al resto della prestigiosa produzione aziendale incentrata su Grecanico, Moscato di Noto e Nero d’Avola. Un biglietto da visita che racconterà al mondo l’anima più autentica del territorio siracusano.

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