Nel mitico film con Bill Murray il protagonista, un meteorologo scorbutico ed egoista, viene condannato a rivivere per sempre “il giorno della Marmotta” nel quale si scoprirà, secondo tradizione, quanto durerà ancora l’inverno; per i cittadini di Siracusa la maledizione riguarda invece i concerti al Teatro Greco: non importa chi verrà a cantare, importa soltanto la polemica che ne deriverà!
Prevedibili e scontate, dopo l’annuncio delle tre date di luglio in cui la cavea del Teatro Greco di Siracusa ospiterà i Negramaro, le polemiche attorno all’utilizzo del nostro bene archeologico più famoso e sacro.
Se in effetti Massimo Ranieri, previsto ad agosto, forse per una sorta di rispetto dovuto agli anni di carriera è passato pressoché indenne da queste polemiche, diversa è stata la reazione con il gruppo pop, certamente “più rumoroso” dei Negramaro.
A guidare il fronte del no è il professor Paolo Giansiracusa, autorevole esponente di quel filone di intellettuali siracusani riconducibili, semplificando, tra gli “oltranzisti” del no al teatro. Questo il suo intervento a caldo sui social: “ATTREZZATE LO STADIO! RISPETTATE IL TEATRO! (Le maiuscole sono originali, ndr)
E così anche il maggiore monumento della città, il Teatro Greco, dopo le ultime ballate allegrotte si apre al canto libero e alla musica da stadio. Invece di attrezzare il Campo Sportivo si punta alla fragile cavea del Temenite. Già è tutto pronto: a luglio si salta e si spinge la presenza di pubblico ai massimi eccessi. Chiedo alla deputazione regionale di predisporre un regolamento ferreo sull’uso del teatro; chiedo al consiglio regionale dei beni culturali e all’assessore regionale dello stesso settore di evitare l’abuso di questo Santuario di Dioniso . Non sono contrario agli spettacoli legati all’espressione contemporanea ma credo che ogni azione necessiti del proprio luogo deputato. Chi propone rifletta, chi autorizza sappia distinguere in merito alla adeguatezza dei luoghi. Si usino gli stadi e le grandi piazze di periferia; il teatro riservatelo alle recitazioni per cui è nato.”
I sostenitori di questa posizione si sono ritrovati sui commenti a questo post, tra i quali non possiamo non citare, quanto meno per autorevolezza, l’archeologa siracusana Flavia Zisa.
Il professor Giansiracusa si sbraccia poi nello spiegare la differenza, in verità piuttosto evidente, tra il teatro di Taormina, da sempre utilizzato per concerti di ogni tipo e quello di Siracusa, dimostrando con tanto di immagini la differente natura delle strutture, sostanzialmente posticcio il primo, elegantemente (nonché delicatamente) intagliato nella viva roccia il secondo.
La domanda che i siracusani e non solo si pongono da generazioni è sempre la stessa: è possibile trovare un punto d’incontro tra i “no theatre” e chi invece sarebbe disposto ad ospitare finanche una puntata del mai troppo compianto Festivalbar?
La risposta dovrebbe arrivare, come spesso accade, dalle istituzioni. Basterebbe che la Regione nominasse una commissione di tecnici accreditati e “terzi” alle posizioni precostituite che facesse una perizia definitiva, azzerando qualunque attuale normativa esistente. I risultati di questo studio potrebbero poi diventare la base per il regolamento definitivo sull’utilizzo del Teatro Greco, chiaro, evidente, inappellabile. Gli spettacoli che lo rispettano, si potranno fare, per tutti gli altri si cerchi però un’alternativa, perché non è certo possibile lasciare una città come Siracusa priva di un luogo dove ospitare concerti importanti.
Nel frattempo, ci apprestiamo a rivivere il nostro “giorno della marmotta”, sperando che l’inverno, stavolta, non duri più tanto a lungo.












