I dati Eurostat svelano le fragilità dell’incoming: con 17,3 milioni di pernottamenti la Sicilia resta fuori dalla Top 10 continentale guidata dalla Spagna. L’Italia domina per posti letto, ma sconta un forte divario regionale
Nonostante un patrimonio culturale immenso, oltre 1.500 chilometri di coste e un’estensione territoriale di oltre 25mila chilometri quadrati, la Sicilia arranca nelle classifiche del turismo europeo. I dati consolidati di Eurostat assegnano all’Isola un modesto 43° posto su 244 regioni dell’Unione Europea (classificate a livello Nuts 2), fermandosi a quota 17,3 milioni di pernottamenti annui.
Un risultato che appare ancora più impietoso se confrontato con la vetta della classifica continentale: le Isole Canarie si confermano la regione più gettonata d’Europa sfiorando i 100 milioni di notti trascorse nelle strutture ricettive. Le Canarie, pur avendo uno sviluppo costiero simile a quello siciliano, occupano un’estensione territoriale inferiore a un terzo rispetto a quella della Sicilia.
A parità di piccole dimensioni stupisce anche il dato di Malta: con meno di 600mila abitanti e appena 56 chilometri di costa, l’isola dei Cavalieri ha saputo capitalizzare i propri flussi raggiungendo ben 11,3 milioni di presenze, tallonando l’intera macro-regione siciliana.
Il podio del turismo dell’Unione Europea premia la capacità di fare sistema tra mare, natura e intrattenimento, vedendo la Spagna fare la parte del leone:
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Isole Canarie (Spagna): ~100 milioni di pernottamenti.
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Catalogna (Spagna): 89 milioni di pernottamenti.
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Croazia Adriatica (Croazia): 88 milioni di pernottamenti.
L’Italia fa la sua prima comparsa nella top ten europea solo in settima posizione grazie alle performance del Veneto, che da solo traina l’industria nazionale con 74 milioni di pernottamenti.
A livello nazionale, la Spagna ribadisce la sua leadership superando il tetto del mezzo miliardo di presenze complessive: ben 505 milioni di notti trascorse nel 2024. L’Italia si piazza al secondo posto con 466 milioni, seguita da Francia (458 milioni) e Germania (440 milioni).
L’Unione Europea ha vissuto complessivamente la sua migliore stagione di sempre, superando la quota record di tre miliardi di pernottamenti totali e sancendo il definitivo superamento (+5%) dei livelli pre-pandemia.
L’Italia vanta però un primato strutturale assoluto: detiene il maggior numero di strutture ricettive (265.000) e la più alta concentrazione di posti letto (5,5 milioni) dell’intera Unione Europea. Insieme alla Francia, l’Italia controlla oltre un terzo dell’intera capacità ricettiva del continente.
Un capitolo interessante del report Eurostat riguarda le abitudini dei viaggiatori. Se i cittadini tedeschi dominano la classifica dei viaggi transfrontalieri con 978 milioni di notti trascorse fuori dai propri confini nazionali, gli italiani si confermano un popolo di “pantofolai”.
I residenti in Italia hanno trascorso appena 72 milioni di notti all’estero, una media pro capite microscopica pari a 1,4 notti fuori dal Paese in dodici mesi. Questo dato posiziona l’Italia al quart’ultimo posto in UE per propensione ai viaggi esteri, davanti solo a Romania, Grecia e Bulgaria.
La ragione di questa tendenza è duplice: da un lato l’Italia gode di un turismo domestico fortissimo (190 milioni di notti) che spinge i cittadini a fare le vacanze in patria; dall’altro emerge una chiara difficoltà economica da parte di ampie fasce della popolazione nel potersi permettere viaggi internazionali a lungo raggio o di lunga durata.







