Il caso palermitano riaccende le speranze per la questione territoriale di Marzamemi divisa tra Pachino e Noto
Il dottor Frankestein o, meglio, uno scapigliato Gene Wilder avrebbe esclamato con enfasi “Si può fare”. Forse è più corretto dire “si potrebbe”, perchè la legge esiste (e di questo ne eravamo certi), meno certezze c’erano riguardo al fatto che la Regione Siciliana desse l’ “ok” ad un referendum per una disputa territoriale. Ma è successo pochi giorni fa, non a Marzamemi, intendiamoci, ma dall’altra parte della Sicilia (che non è l’altra parte del mondo): a San Giuseppe Jato, a cui verranno annesse delle contrade di Monreale perchè si è svolto un referendum democratico e il 95,5 per cento dei residenti ha detto “si”.
La questione del territorio di Marzamemi a cavallo tra i comuni di Pachino e Noto è ormai ben nota, quanto grottesca: da un lato l’ambiguità di residenti e proprietari di villette che, per un isolato del borgo marinaro, si vedono costretti a pagare le tasse per metà al Comune di Noto, distante 22 chilometri, e per l’altra a quello di Pachino, a soli 2 chilometri. Dall’altro lato un Comune, quello di Noto, che pensa forse un po’ troppo alla magnificenza di essere il quarto comune più grande d’Italia, per estensione territoriale, e agli incassi delle tasse. Meno, probabilmente, alle difficoltà dei cittadini e non pensa completamente alla situazione grottesca di chi ha camera da letto a Noto e cucina a Pachino. La stessa ex scuola di Marzamemi, di proprietà del Comune di Pachino, da pochi anni è stato scoperto che è costruita in territorio di Noto.
Ecco che, da oltre 20 anni, sono nati movimenti cittadini, dal lato pachinese, che hanno portato avanti con scarsi successi la rivendicazione territoriale. La protesta dei comitati pachinesi è rimasta blanda e inefficace, ma c’è chi riesce ad ottenere risultati, ed è li, a pochi chilometri di distanza, in un comune della stessa Regione.
Il caso di San Giuseppe Jato
Nel palermitano, dunque, a San Giuseppe Jato, i residenti delle contrade Bommarito, Dammusi, Ginestra e Signora, ricadenti nel Comune di Monreale, si sono stancati e hanno deciso di dire “no” a Monreale e promuovere il referendum. E referendum è stato. Pochi giorni fa hanno votato a favore dell’annessione a San Giuseppe Jato, essendo zone geograficamente più vicine al territorio interessato. La cittadina normanna cederà, così, poco più di 2000 ettari. L’affluenza è stata del 75,6%. Il quesito è passato con il 95,5% dei voti (170 sì e 7 no).
Le contrade balneari di Noto
Una delle prime richieste ufficiali di cessione del territorio da Pachino e Noto risale all’inizio degli anni 2000, quando il comitato guidato da Pasquale Aliffi, assieme all’ex sindaco, Sebastiano Barone, presentarono all’ex sindaco netino Accardo una proposta di cessione territoriale delle contrade Spinazza (Fondo morte), Bove Marino, Reitani e San Lorenzo, sino al confine con la riserva di Vendicari. Una proposta rispedita al mittente (poiché per la capitale siciliana del Barocco sarebbe una perdita considerata incommensurabile) e mai più presa in considerazione, né dalle amministrazioni comunali pachinesi, figurarsi da quelle netine. Ma da poche settimane la vicenda è riemersa, a seguito di una serie di disservizi nella “terra di nessuno” che hanno fatto riesplodere la polemica dei residenti e dell’associazione “Borgo sostenibile”.
Con il referendum di San Giuseppe Jato, dunque, un comune in provincia di Palermo, situato nella stessa Regione di Pachino e Noto, i cittadini che risiedono nei territorio hanno fatto prevalere il loro potere e lanciato un messaggio chiaro: “Si può fare”. Ci vuole coraggio.
Nella foto, i sindaci di Noto, Corrado Figura, e di Pachino, Giuseppe Gambuzza, assieme al deputato regionale, Riccardo Gennuso, durante un sopralluogo nella “terra di nessuno”.









