Delibera del 24 luglio per contenere le spese. Ambasciatore: “Passo indietro sorprendente, si rinuncia a valorizzare DOC e Nero d’Avola”
«Miopia istituzionale». Ha utilizzato queste parole, Corrado Bonfanti, ex sindaco di Noto, per descrivere la scelta dell’attuale amministrazione, guidata da Corrado Figura, di uscire dall’Associazione nazionale “Città del Vino”.
Con la delibera del 24 luglio scorso, l’amministrazione comunale ha revocato l’adesione alla rete che riunisce i territori vocati alla vitivinicoltura italiana, motivando la scelta con l’esigenza di contenere le spese: un risparmio di poco più di 2 mila 500 euro annui.
Apriti cielo. La decisione ha suscitato le critiche di Corrado Bonfanti, predecessore di Figura (e molto probabilmente candidato alle prossime amministrative per insidiare la poltrona dello stesso Figura), che è Ambasciatore delle Città del Vino. Bonfanti ha definito la scelta “sorprendente e deludente” e non nasconde il proprio disappunto per quello che considera un passo indietro nella valorizzazione del territorio netino.
Noto e il suo comprensorio ospitano alcune delle denominazioni più prestigiose della Sicilia orientale: la Doc Siracusa, la Doc Noto, la Doc Eloro e l’Igp Avola. Senza dimenticare due prodotti simbolo dell’enologia siciliana come il Nero d’Avola e il Moscato di Noto, che hanno contribuito a costruire la reputazione internazionale dei vini dell’isola.
Non solo, il territorio di Noto, in cui ha sede il consorzio “Strade del vino e dei sapori del Val di Noto”, ospita aziende vitivinicole tra le più importanti d’Italia. Feudo Maccari, Cantina Marilina, Planeta, Marabino, Terre di Noto, Tenuta La Favola, Zisola, Marino, Sissiri, solo per citarne alcune. Ma l’elenco è lunghissimo.
In questo contesto, l’uscita dalla rete nazionale appare a Bonfanti come una rinuncia a opportunità di promozione e confronto. «Fare rete, confrontarsi, avere visione – ha continuato Bonfanti – questa è la strada. L’ associazione Città del Vino rappresenta uno strumento di tutela e valorizzazione per territori che hanno fatto della vitivinicoltura un elemento identitario».
Il nodo economico appare a Bonfanti sproporzionato rispetto ai benefici che derivano dall’appartenenza alla rete. Per l’ex sindaco Ia somma di 2 mila 500 euro, come quota annuale, rappresenta una cifra modesta se rapportata alle potenzialità di promozione territoriale e alle opportunità di scambio con altre realtà vitivinicole nazionali.
«Per quei 2 mila 500 euro – è la provocazione dell’ex sindaco – si può sempre contare su una raccolta fondi spontanea. Mi auguro un ripensamento, perchè difendere il valore del nostro territorio è una priorità, non un costo da tagliare».









