Aggiornato al 31/07/2025 - 15:41
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Polemica

Noto, l’assessore Latino difende l’uscita dalle Città del Vino: “Scelta obbligata per legge”

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Replica alle polemiche: “Decreto 1993 limita spese enti in dissesto”. Rivendica crescita aziende vitivinicole territorio

«Il Comune è in dissesto e non si tratta di una spesa indispensabile». E’ l’assessore all’Agricoltura di Noto, Giusi Latino, a difendere l’operato dell’amministrazione comunale dagli attacchi dell’ex sindaco, Corrado Bonfanti, che ha puntato il dito contro l’attuale primo cittadino, Corrado Figura, e tutta la sua amministrazione per avere deciso di non aderire all’associazione “Città del Vino”.

Per Latino il nodo centrale della questione riguarda la situazione finanziaria del Comune. Noto è stato dichiarato in dissesto per l’anno 2020, una condizione che limita drasticamente le possibilità di spesa dell’ente. Il decreto del 1993 stabilisce che i “servizi indispensabili” sono quelli che “rappresentano le condizioni minime di organizzazione dei servizi pubblici locali”, caratterizzati da “uniformità” sul territorio.

«In questo quadro normativo – ha detto l’assessore Latino – l’adesione a un’associazione come Città del Vino non rientra tra le spese ammissibili per un ente in dissesto. Le partecipazioni a carrozzoni messi insieme portano al dissesto».

L’assessore non si limita a giustificare la scelta, ma rivendica i risultati ottenuti dall’amministrazione Figura nel settore vitivinicolo. «Il settore – spiega Giusi Latino – ha visto un notevole incremento di aziende, raggiungendo la densità più alta di imprese di qualità nel nostro territorio, successo dovuto a una visione lungimirante, concreta e attenta alla valorizzazione dei nostri prodotti».

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