Il prelato guidò la diocesi dal 1998 al 2007, seguendo personalmente il restauro del simbolo della città patrimonio UNESCO
E’ stato salutato per l’ultima volta anche nella sua “casa” terrena di Noto. Ieri nella cattedrale di san Nicolò si sono svolte le esequie di Monsignor Giuseppe Malandrino, vescovo emerito di Noto, morto domenica scorsa a 94 anni.
Nella cattedrale della capitale del Barocco erano presenti le autorità religiose e civili, per dare l’ultimo saluto anche a Noto, dopo quello di Acireale avvenuto martedì.
Malandrino, originario di Pachino, ha guidato la diocesi di Acireale per quasi vent’anni, dal 1979 al 1998, prima di essere trasferito alla guida della diocesi di Noto, incarico che ha ricoperto fino al 2007. Due lunghi episcopati che hanno lasciato un segno profondo nelle comunità siciliane.
La sfida più significativa della sua episcopato netino, durato ben 9 anni, fu proprio la ricostruzione della cattedrale, simbolo della città e patrimonio dell’umanità UNESCO. Quando arrivò a Noto nel 1998, il vescovo si trovò davanti un edificio devastato, ma non si scoraggiò. Con determinazione e pazienza seguì personalmente i lavori di restauro, giorno dopo giorno, fino alla riapertura solenne nel 2007 alla presenza del Presidente della Repubblica.
Il vescovo Malandrino non fu solo un uomo di Chiesa, ma anche un educatore apprezzato. Intere generazioni di studenti lo ricordano come professore stimato all’Istituto Magistrale “Matteo Raeli” e al Liceo Classico “A. Di Rudinì”.
«Monsignor Giuseppe Malandrino – ha raccontato Corrado Figura, sindaco di Noto – lascia una lezione che travalica i confini confessionali: l’importanza dell’ascolto, dell’impegno concreto e della capacità di trasformare le difficoltà in opportunità di crescita. La sua testimonianza continuerà a ispirare quanti credono nella possibilità di costruire una società più giusta e solidale».








