Aggiornato al 09/06/2026 - 18:35
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Ponte sullo Stretto: inchiesta per corruzione a Roma, tre indagati eccellenti

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La Procura indaga su un presunto condizionamento dei controlli della Corte dei Conti sul progetto definitivo. Scattano perquisizioni e sequestri. L’Ad Ciucci: «Società totalmente estranea»

La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta giudiziaria ipotizzando i reati di corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio nell’ambito delle procedure legate al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina.

Tre i nomi iscritti nel registro degli indagati, figure di primo piano tra cui un ex magistrato contabile e un ex componente del Cda della “Stretto di Messina SpA”. Su delega dei magistrati capitolini, i carabinieri del Ros hanno già eseguito decreti di perquisizione personale, domiciliare e informatica.

Il decreto di perquisizione e sequestro traccia l’identikit dei tre soggetti finiti nel mirino degli inquirenti:

  • L’avvocato: un professionista di 71 anni della provincia di Reggio Calabria, già consigliere di amministrazione della società “Stretto di Messina SpA”.

  • L’imprenditore: un reggino di 65 anni residente stabilmente a Roma.

  • L’ex magistrato: un 70enne, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, andato in quiescenza (pensionamento) nel febbraio 2026.

I reati contestati a vario titolo e in concorso vanno dalla corruzione per l’esercizio della funzione alla corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, fino alla rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio.

Secondo la ricostruzione della Procura di Roma, il piano mirava a condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo del Ponte.

Nello specifico, l’avvocato e l’imprenditore avrebbero avvicinato il giudice contabile promettendogli un appoggio politico e istituzionale per ottenere cariche di vertice in enti di diritto pubblico (tra cui la presidenza dell’Antitrust o di una grande società partecipata dello Stato) una volta andato in pensione. In cambio, il magistrato avrebbe dovuto garantire un esito favorevole nell’analisi del progetto dell’opera.

Il giudice, dal canto suo, avrebbe:

  1. Fornito costanti aggiornamenti riservati sull’andamento della procedura e sugli orientamenti dei colleghi magistrati.

  2. Rivelato lo sviluppo delle discussioni segrete in Camera di Consiglio durante l’adunanza plenaria.

  3. Esaminato una decisione sfavorevole del 29 ottobre 2025, impegnandosi a redigere una memoria difensiva nell’interesse della “Stretto di Messina SpA” da consegnare al commercialista della società.

Le indagini svelano inoltre il tentativo, da parte dei due intermediari, di approcciare altri magistrati ritenuti “utili” per blindare l’approvazione del progetto.

Le operazioni del Ros si sono concentrate nelle città di Roma, Reggio Calabria e Frosinone. I militari hanno proceduto al sequestro di dispositivi elettronici (smartphone, tablet e computer) e di una mole imponente di documenti cartacei, che verranno adesso passati al setaccio dagli esperti informatici e dai magistrati per trovare riscontri telematici allo scambio di favori.

La replica della società: «Siamo estranei»

La reazione della stazione appaltante non si è fatta attendere. L’Amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha voluto rimarcare la totale estraneità dell’azienda rispetto alle condotte dei singoli indagati:

«Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini per le quali la Società è totalmente estranea. Confermiamo la massima disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti e prenderemo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto».

Ciucci ha poi concluso precisando che la società andrà avanti nei lavori: «La Società prosegue nel suo impegno di realizzare il ponte sullo Stretto con massima trasparenza, conformandosi a tutti i rilievi espressi dalla Corte dei conti, così come dettagliatamente definito dal DL ‘Commissari’ dell’11 marzo 2026».

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