Il recente caso della dipendente di un noto locale cittadino, Federica Giacchi, che salva la vita ad una bambina grazie a questa manovra riporta l’attenzione sull’importanza della formazione di primo soccorso
Nel 1974 fu il medico americano Henry Heimlich il primo a studiare e poi spiegare l’utilizzo di una manovra che, si stima, da allora soltanto negli Stati Uniti ha salvato oltre 50 mila persone.
Al contrario di come si pensa, la manovra di Heimlich non va eseguita quando il soggetto è ancora in grado di tossire, perché è proprio la tosse il principale strumento con cui il corpo umano, in maniera istintiva, cerca di liberare le vie aeree. Anzi, se il soggetto è cosciente e tossisce, l’operatore dovrà inizialmente stimolare e sollecitare a tossire ancora più forte, fino all’effettiva espulsione del colpo estraneo.
Se, tuttavia, la situazione si aggrava e il soggetto non riesce più né a tossire né tantomeno a respirare e si tiene le mani alla gola, allora è il momento di intervenire con la manovra che avverrà in due fasi: per prima cosa si fa piegare in avanti il soggetto soffocante e si colpisce cinque volte la schiena, tra le scapole, con il palmo della mano in maniera energica. Se ancora il soggetto non respira, è arrivato il momento della manovra vera e propria: in piedi oppure in ginocchio (se si tratta di bambini dai 3 anni in su), una mano è piegata con il pugno chiuso e viene posizionata con la parte del pollice appiattita contro l’addome nella zona tra lo sterno e l’ombelico. L’altra mano afferra il pugno e provoca una serie di rapide e profonde spinte verso l’alto finché l’oggetto che ostruisce le vie aeree non viene espulso.
È possibile, in caso di lucidità mantenuta, applicare tale manovra anche a sé stessi, mentre per i lattanti la procedura non è consigliata e il tentativo di disostruzione delle vie aeree dovrà avvenire attraverso energici colpi di palmo tra le scapole, con il bimbo tenuto sulla gamba in ginocchio, in posizione prona e con la mano che tiene la mandibola aperta.
Quanto accaduto a Siracusa ha dimostrato da un lato la lucidità e il sangue freddo di Federica Giacchi, la dipendente che ogni titolare d’azienda vorrebbe al suo fianco in ogni momento, non un angelo – come lei stessa ha dichiarato – ma una ragazza che si è affidata alla formazione professionale e che grazie alla sua preparazione ha già salvato due vite, dall’altro appunto l’importanza di seguire i corsi di primo soccorso in ogni ambito lavorativo, perché l’imprevisto può accadere davvero in ogni contesto.











