Siracusa, dove non arrivano i ricorsi, ci pensano le tasse: in liquidazione la società del bar Maniace

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Il paradosso di una crisi per la quale si fa di tutto per evitare la chiusura delle imprese, ma se queste sono “antipatiche” al contrario si festeggia per le loro difficoltà.

Astronave, imponente, avveneristico, scandaloso, inappropriato, fuori luogo, bellissimo, bruttissimo, splendente, invadente…comunque lo si definisca, il bar del Maniace ha lasciato un segno indelebile sia tra i siracusani sia tra i turisti che, arrivando in piazza, si ritrovavano di fronte a questa struttura comunque non indifferente.

Ricorsi e controricorsi negli anni hanno provato a far rimuovere o ridimensionare, anche di alcuni centimetri, una struttura che però nel frattempo i ricorsi li ha vinti tutti, in particolare quelli presentati da Italia Nostra contro l’Agenzia del Demanio, il Comune di Siracusa e la Soprintendenza.

E allora, dove non sono arrivati i ricorsi, ci pensano i debiti, pari a circa 150 mila euro nei confronti dell’Inps e a 140 mila euro con l’Agenzia delle Entrate. Come conseguenza, la Senza confine srl, società proprietaria dell’attività commerciale è stata dichiarata in liquidazione dalla Prima sezione civile del Tribunale di Siracusa su richiesta della Procura di Siracusa.

Si legge tra le motivazioni espresse dai giudici “il mancato pagamento dei propri debiti, nonostante il lungo periodo trascorso”, inoltre, “dalla lettura dei carichi pendenti nei confronti della Riscossione, invero, emerge che i propri debiti nei confronti dell’Erario sono stati accumulati sin dall’anno 2019”. I giudici hanno analizzato la situazione finanziaria della società che è definita “compromessa, come si evince dal fatto che ha avuto, a partire dal 2019, risultati negativi e presenta un patrimonio netto negativo di oltre 199,000 euro mai ripianato”.

In questi ultimi anni abbiamo assistito a lotte sindacali, manifestazioni, sit-in per ridurre tasse e utenze alle aziende, provando così ad evitarne la chiusura anche perché, quando chiude un’azienda come quella che ha gestito in questi anni il bar Maniace, significa persone che non lavorano, fornitori che non vengono più chiamati, attività musicali e di intrattenimento, comunque un servizio apprezzato dai turisti e non solo, ferme. Significa l’ennesimo dato al negativo per un territorio che non se ne può più permettere.

Questo però non vale più se l’azienda in questione è “antipatica”. Non importa se in uno stato di Diritto vinci ricorsi ad ogni livello, sei e resti un “usurpatore” del territorio, perché una cerchia di pseudo-elite ha deciso così. La stessa elite che i ricorsi però li perde.

E allora l’azienda va in liquidazione per debiti? Bene così, giustizia è fatta, che chiudano pure. L’importante è ottenere l’obiettivo, sulla pelle di chi non ci interessa.

Noi non sappiamo se il bar sia bello o brutto, utile o pericoloso, in realtà non ci interessa, a noi interessa che sia in regola, e tale era. E la notizia di un’azienda in crisi, l’ennesima azienda in crisi del nostro territorio, non ci può fare esultare, semmai rammaricare. L’auspicio è che chi verrà dopo continui in questa indispensabile opera di valorizzazione dei luoghi, nel rispetto delle leggi ma anche delle esigenze d’impresa.

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