L’ex assessore Gradenigo: “Suggerimenti avanzati da anni all’amministrazione, che di contro ha già bruciato l’opportunità offerta dalla gara espletata due anni fa”
L’Organizzazione Mondiale della Sanità fissa uno standard chiaro per la qualità della vita cittadina: garantire a tutti la possibilità di godere di almeno 5.000 metri quadri di verde urbano entro 300 metri dal luogo in cui vivono. Siracusa, tuttavia, è lontanissima da questo traguardo. A lanciare un duro atto d’accusa contro la gestione del patrimonio arboreo e dei parchi è Carlo Gradenigo, Presidente del movimento L&C.
Con i suoi 120.000 abitanti, il capoluogo aretuseo si attesta infatti agli ultimi posti in Italia per verde pubblico, offrendo una misera media di 7 metri quadri per abitante, contro un dato nazionale che si aggira intorno ai 45 metri quadri.
A peggiorare una statistica già di per sé allarmante è la qualità degli spazi esistenti. Gradenigo punta il dito contro le aree che, a causa della totale assenza di manutenzione, diventano off-limits per la cittadinanza per interi mesi.
“Interi parchi come Balza Acradina, il Parco Robinson di Bosco Minniti, il Giardino della città Solidale di via dell’Olimpiade e il Parco Neapolis rappresentano per metà dell’anno un patrimonio indisponibile al cittadino”, denuncia Gradenigo. Una situazione che riduce ulteriormente i numeri teorici del verde pubblico, rendendo queste aree “fruibili solo quando ci si ricorda di eseguirne lo sfalcio antincendio, come se fossero terreni incolti”.
Eppure, incrementare e migliorare la qualità del verde pubblico in città dovrebbe essere una priorità assoluta per l’Amministrazione. Il presidente di L&C avanza quindi cinque suggerimenti operativi, sollecitati da anni:
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Un nuovo bando rigoroso: Realizzare un nuovo affidamento per la manutenzione, inserendo tra le clausole obbligatorie il numero minimo di addetti e di attrezzature tecniche necessarie per poter partecipare alla gara.
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Meccanizzazione: Meccanizzare alcune operazioni per velocizzare e ottimizzare gli interventi.
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Calendario pubblico: Realizzare e pubblicare online (con cadenza settimanale) il calendario stagionale delle lavorazioni. “Questo porrebbe fine alle infinite segnalazioni che hanno trasformato un servizio pubblico programmatico in un lavoro a chiamata”, spiega Gradenigo.
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Assunzione di un agronomo: Dotare gli uffici comunali di un esperto che sappia far rispettare le norme tecniche del capitolato d’appalto e far applicare a tutti il “Regolamento comunale del verde pubblico e privato”.
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Adozione delle aree: Approvare definitivamente il regolamento per la sponsorizzazione delle aree verdi pubbliche, un documento pronto ormai dal 2021.
La conclusione di Gradenigo è un’amara riflessione sulla gestione passata e presente: “Questi suggerimenti sono stati avanzati da anni all’amministrazione, che di contro ha già bruciato l’opportunità offerta dalla gara espletata due anni fa. Oggi ne paghiamo ancora le conseguenze: tra ricorsi, dimenticanze, lavori non eseguiti ed erba alta due metri, nonostante un capitolato da 1,2 milioni di euro all’anno”.










