Dopo l’emergenza, il servizio sostitutivo va a un consorzio pugliese con offerta al ribasso: meno garanzie per i pendolari, imprese isolane ferme
La notte in cui il ciclone Harry si è abbattuto sulla Sicilia interrompendo le linee ferroviarie della riviera ionica, lo scorso 19 gennaio, più di trenta autobus privati siciliani sono stati chiamati in servizio da Trenitalia per sostituire i treni sulla tratta tra Messina e Siracusa, con i comuni limitrofi. Oltre cinquemila chilometri percorsi al giorno, in condizioni meteorologiche difficili. Quasi un mese dopo, quando l’emergenza si è conclusa e il servizio sostitutivo è entrato nella fase ordinaria, Trenitalia ha assegnato l’appalto a un consorzio della Puglia, che aveva presentato l’offerta economicamente più bassa. I noleggiatori siciliani sono rimasti fuori.
Trenta giorni di lavoro straordinario, poi l’esclusione
Per ventotto giorni le imprese isolane hanno riorganizzato i turni dei conducenti, rinunciato a contratti già acquisiti e messo in campo i mezzi migliori della propria flotta. Lo hanno fatto su richiesta esplicita di Trenitalia, che aveva indicato requisiti precisi sui veicoli da impiegare. Gli operatori hanno coperto anche le tratte della riviera tirrenica e le altre linee dove le interruzioni ferroviarie erano già frequenti prima del ciclone, garantendo continuità su un territorio vasto e complesso.
Quando la situazione si è normalizzata e Trenitalia ha avviato una programmazione strutturata del servizio su gomma, la selezione ha premiato un consorzio pugliese. La motivazione, secondo quanto riferito dai noleggiatori siciliani, è riconducibile esclusivamente al prezzo: l’offerta del consorzio era la più conveniente tra quelle ricevute.
Criteri mancanti: veicoli, contratti, manutenzione
Nella valutazione delle offerte non sarebbero stati considerati l’anno di immatricolazione dei veicoli, il chilometraggio storico, la tipologia contrattuale degli autisti, né i piani di manutenzione ordinaria e straordinaria o le procedure di pulizia e disinfestazione. Elementi che incidono direttamente sulla qualità del servizio e sulla sicurezza di chi viaggia.
I pendolari che utilizzeranno i bus sostitutivi continueranno a pagare le stesse tariffe ferroviarie, senza che Trenitalia abbia verificato in modo approfondito le condizioni dei mezzi messi a disposizione dal nuovo operatore. Una circostanza che le associazioni di categoria descrivono come un rischio concreto per l’utenza.
La voce dei noleggiatori: “Abbiamo messo a rischio tutto, poi siamo stati ignorati”
“Abbiamo risposto di notte, in mezzo al maltempo, con i nostri autobus migliori”, raccontano alcuni operatori siciliani. “Abbiamo disdetto impegni presi con altri clienti, cambiato i turni dei nostri dipendenti, lavorato senza sosta per quasi un mese. Quando tutto si è calmato, ci hanno semplicemente detto che avevano trovato qualcuno che costava meno.”
La vicenda riporta in primo piano una difficoltà strutturale del settore. Da anni le imprese di noleggio con conducente in Sicilia segnalano che le gare pubbliche tendono a privilegiare il prezzo più basso, senza parametri minimi che garantiscano la qualità del servizio. L’emergenza post-Harry ha reso quella contraddizione più visibile, ma non ha prodotto finora alcuna risposta istituzionale.
Cosa chiedono le imprese siciliane
Le aziende isolane chiedono che i futuri appalti per i servizi sostitutivi prevedano criteri obbligatori legati all’età dei veicoli, ai contratti dei conducenti e ai piani di manutenzione documentati. Chiedono anche che venga riconosciuto il principio di prossimità: in situazioni di emergenza, gli operatori del territorio garantiscono tempi di risposta che nessun consorzio esterno può replicare.
Per il momento le rimesse sono di nuovo piene. I bus che hanno coperto la riviera ionica nelle settimane più difficili dell’inverno siciliano sono fermi. E i passeggeri viaggiano su veicoli per i quali le garanzie di qualità restano, almeno in parte, una questione aperta.






