Francesca Pavese racconta come l’identità visiva del museo multimediale di Montevergini trasforma la storia siciliana in esperienza immersiva attraverso design inclusivo e tecnologie innovative
Quando il brand deve essere importante quanto ai contenuti. Francesca Pavese, graphic designer, racconta le scelte creative che hanno dato forma al progetto Siramuse, a Montevergini, il Museo multimediale delle storie di Siracusa. Un progetto che ridefinisce l’approccio alla narrazione museale attraverso tecnologie immersive e un’identità visiva pensata per dialogare con pubblici eterogenei.
Pavese parte dalle riflessione della scelta del nome, una parola composta che evoca quello della città, il museo stesso «ma soprattutto richiama le Muse – racconta Francesca Pavese – custodi del sapere e delle arti, da cui deriva etimologicamente il termine “museo”»
Le Muse diventano così le vere custodi delle storie raccontate dal museo, figure universali che parlano a tutti i visitatori, indipendentemente dalla lingua o cultura di appartenenza. Il nome funziona infatti in più lingue e diventa un elemento distintivo, evocativo e accessibile. In Siramuse la città si personifica, diventando essa stessa una delle protagoniste del racconto.
Il concept visivo è nato dall’idea progettuale che è alla base di SiraMuse: il desiderio di coniugare l’identità storica e culturale di Siracusa con l’esperienza immersiva e dinamica offerta da un museo multimediale. «Il segno grafico – continua la graphic designer – parte dall’iniziale “S”, stilizzata in una forma geometrica ipnotica e in movimento, a richiamare le proiezioni, la luce, il ritmo visivo delle narrazioni digitali. Allo stesso tempo, la forma allude alle onde del mare, elemento naturale che definisce Siracusa».
La fase di sviluppo del linguaggio visivo ha coinvolto gli studenti dell’Accademia MADE Program Accademia di belle arti Rosario Gagliardi di Siracusa. L’identità è stata progettata per risultare immediata, inclusiva e narrativa.
«Il concept della campagna – spiega Pavese – si basa sull’idea che i personaggi storici che hanno attraversato Siracusa prendano vita e raccontino la città in prima persona». Le illustrazioni traggono origine dai disegni delle carte da gioco e dai tabelloni dei “cantastorii” siciliani. Sono figure stilizzate, costruite su pattern geometrici e colori brillanti, capaci di comunicare anche senza parole.
Tutti i contenuti principali, incluso il payoff, sono stati tradotti in quattro lingue, caratteristica evidenziata graficamente su ogni supporto per sottolineare la presenza delle audioguide multilingue.
L’identità di SiraMuse è stata concepita come sistema modulare e flessibile. «Fin dalla fase iniziale – sottolinea Pavese – abbiamo pensato a un’identità in grado di evolversi con il museo. Il sistema di segni, pattern e colori è declinabile su supporti diversi e si presta a future espansioni: nuove sezioni, iniziative temporanee, campagne speciali».
Il naming stesso è progettato come potenziale “marchio ombrello” per nuove applicazioni narrative, editoriali e digitali. “SiraMuse – conclude la designer – è una piattaforma identitaria aperta, capace di crescere insieme al museo e al suo pubblico».
Il progetto rappresenta un esempio di come l’identità visiva possa diventare strumento di mediazione culturale, capace di tradurre la ricchezza storica di una città in linguaggi contemporanei accessibili a tutti.









