Le Zes sono morte, viva le Zes!

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Gli addetti ai lavori ricordano ancora l’entusiasmo quando, già nel 2018, fioccavano un po’ ovunque i convegni sulle future Zes in Sicilia, uno strumento che avrebbe dovuto rilanciare l’economia attraverso un sistema di incentivi economici alle imprese che sceglievano specifiche zone per gli investimenti.

Tavoli di lavoro, cabine di regia, convegni, impegni per la perimetrazione delle aree dei comuni anche coinvolgendo le associazioni datoriali come CNA Siracusa, persino in pieno agosto, polemiche per esclusioni di questo o quel territorio, la battaglia per includere nel credito di imposta Zes anche la costruzione dei capannoni…insomma, una bagarre del tutto inutile alla luce degli sviluppi della vicenda, con la nomina prima dei commissari per le Zes della Sicilia orientale e occidentale, rispettivamente Alessandro Di Graziano e Carlo Amenta e poi con la loro deposizione definitiva, a cura del Governo nazionale.

Parola d’ordine: accentramento

Andando controcorrente o, molto più probabilmente, considerando abbastanza deludente l’esperienza delle Zes in mano alla governance siciliana, il Governo ha pensato ad un azzeramento e a un nuovo inizio che però preoccupa le imprese che avevano già pianificato interventi con i commissari governativi e che adesso si troveranno a cambiare interlocutore. Il Dl Sud infatti prevede che la governance della Zes unica vada alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove nasceranno una cabina di regia e una struttura di missione. Incerte, come al solito, le tempistiche, anche se stando al decreto legge, entro 60 giorni un Dpcm definirà l’organizzazione della Struttura di Missione, l’organo che praticamente sostituirà gli attuali commissari e fungerà da stazione appaltante con il supporto di Invitalia.

Un nuovo carrozzone pubblico?

Questo è il timore delle imprese ma anche di parte della politica, con in particolare il M5S sugli scudi: “Da Roma ancora uno scippo alla Sicilia che vanifica il lavoro di anni fatto nell’Isola e che mette a rischio le prospettive di sviluppo che tante imprese cominciavano a intravedere. Tutto ciò è inaccettabile, come è inaccettabile il silenzio del presidente della Regione che ancora una volta si dimostra succube di Fratelli d’Italia e di Roma, mentre l’assessore Tamajo cade dalle nuvole”. Lo affermano i deputati M5S all’Ars, Stefania Campo, vice presidente della commissione Attività produttive di Palazzo dei Normanni, e Luigi Sunseri, membro della stessa, a commento del decreto del Consiglio dei ministri approvato ieri che toglie autonomia alle Zone economiche speciali del Sud, comprese le due siciliane.

“Oggi la Meloni – dice Stefania Campo – con un colpo di spugna spazza via anni di lavoro e di confronti con i tessuti produttivi dell’Isola, avoca a sé la gestione delle Zes e toglie autonomia alle due Zes siciliane che poco più di un anno fa erano state annunciate in pompa magna dall’ex assessore alle Attività produttive del governo Musumeci, Mimmo Turano, e poco dopo erano state approvate dall’Ars. Sono tanti i Comuni siciliani che ricadono nelle zone economiche speciali. L’accentramento voluto dalla Meloni, con la creazione di una Zona Economica Speciale per il Mezzogiorno d’Italia, rischia senza dubbio di vanificare una grande e forse irripetibile opportunità di sviluppo per queste aree, cosa che non possiamo assolutamente permetterci”.

Roma – dice Sunseri – prosegue con la sua politica accentratrice, togliendo podestà e operatività alla Sicilia, come era già avvenuto con i fondi di sviluppo e coesione, azzerando di fatto anni di lavoro e mortificando le prospettive di sviluppo e di investimento che il lavoro avviato da tempo avrebbe portato. Ci chiediamo cosa succederà alle strutture che lavoravano da anni e, soprattutto, fino a quando Schifani sarà disposto ad essere succube di Roma e Fratelli d’Italia. Faccia sentire la sua voce con la presidente Meloni e col ministro Fitto. È paradossale che il lavoro delle strutture commissariali venga del tutto vanificato ripartendo da zero”.

La nuova super Zes del Sud, a differenza delle otto precedenti vedrà però aumentare i costi generali per strutture e assunzioni. Soltanto la nuova Struttura di Missione conterà ben 60 unità di personale e potrà anche ricorrere a esperti esterni con compensi fino a 50mila euro lordi nei limiti di spesa di 700mila euro annui. Importante anche il piano di assunzioni a tempo indeterminato: 2.129 nelle regioni della Zes Unica e 71 per il Dipartimento politiche di coesione.

Gianpaolo Miceli di CNA Siracusa: “Riforma con luci e ombre”

Crediamo che in questa riforma delle Zes ci troviamo di fronte a luci e ombre, l’importante però è che le luci presenti riescano a diradare le tante ombre” chiosa Gianpaolo Miceli, segretario provinciale di CNA Siracusa.

Non tutto da buttare, quanto meno non subito per Miceli, sebbene la riforma arrivi in un momento in cui “stavano per partire i primi investimenti“; l’auspicio è che con “l’accentramento delle procedure, non si rischi un ingorgo burocratico, l’ennesimo, al posto dello snellimento delle procedura che era proprio uno degli obiettivi delle Zes“.

Ma per Miceli ci sono alcuni punti fermi indispensabili affinché le Zes, di qualunque dimensione siano, possano funzionare, a cominciare dagli incentivi per chi investe che “devono essere importanti” ma soprattutto “aggiungersi e non sostituirsi all’attuale Bonus Mezzogiorno”; ci sono poi gli incentivi sul lavoro, destinati alle nuove assunzioni ma secondo Miceli “andrebbe confermata anche la <<decontribuzione sud>> voluta dall’allora ministro Provenzano, ossia la riduzione del 30% del costo del lavoro”. Ultimo, ma non per importanza, l’investimento infrastrutturale comunque necessario se si vuole davvero parlare di sviluppo nel Meridione d’Italia.

 

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